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“Viaggiammo in un
normale vagone passeggeri! Che ci avessero chiusi a chiave non c’importava
affatto. (...) Anna non si staccava dal finestrino. Fuori era estate, si
vedevano i prati e i campi di grano falciati. I paesi si susseguivano
velocemente, i fili del telefono ondeggiavano davanti ai vetri. Per noi tutto
questo rappresentava la libertà.” Otto Frank L’8 agosto 1944 gli otto ex clandestini vengono portati fuori dalle loro celle al mattino presto e trasferiti in tram alla stazione centrale di Amsterdam dove un normale treno passeggeri è in attesa sul binario. Janny Brilleslijper è tra i detenuti e vede i Frank sul marciapiede passeggeri: “La cosa strana era che le ragazze avevano un’aria sportiva, con tute e zaini, come se partissero per la settimana bianca.” Il treno conduce i prigionieri a Westerbork.
Baracche punitiveDopo un paio d’ore il treno giunge a Westerbork, nel nord-est dell’Olanda. I detenuti sono registrati e vengono assegnati alle baracche punitive, riservate ai prigionieri che si sono nascosti invece di presentarsi volontariamente. Per uomini e donne vi sono baracche separate. Smontaggio delle pileDi giorno gli internati sono costretti a lavorare. Le donne devono smontare le pile, un lavoro sporco e malsano. Janny Brilleslijper racconta: “Dovevamo aprire le pile con uno scalpello ed un martello e quindi gettare la pece in un cesto e la barretta di carbone in un altro. Bisognava poi staccare il rivestimento metallico con un cacciavite e metterlo in un terzo cesto. Ci sporcavamo molto e dovevamo sempre tossire a causa delle sostanze chimiche che si liberavano. Per fortuna però potevamo chiacchierare tra noi.”
La deportazioneDa Westerbork partono regolarmente i treni diretti verso i campi di concentramento dell’est. Sabato 2 settembre 1944 vengono letti i nomi delle persone che dovranno partire il giorno seguente. Tra i 1019 nomi vi sono anche quelli degli ex inquilini dell’Alloggio segreto. Stanchi mortiNelle prime ore del mattino seguente un lungo treno merci è pronto sul binario. In ogni carro vengono ammassate una settantina di persone, uomini, donne, bambini, giovani, vecchi, sani, malati. Gran parte di loro deve stare in piedi. I Frank riescono a rimanere insieme. Anche Lenie de Jong van Naarden era su quel treno e ricorda: “Moltissimi, comprese le ragazze Frank, dormivano appoggiati al padre o alla madre, tutti erano stanchi morti.” StrematiIl viaggio in treno dura tre lunghi giorni. In ogni carro c’è un secchio che funge da WC. In brevissimo tempo il tanfo è terribile. I prigionieri non riescono più a mandare giù nemmeno un boccone. Janny Brilleslijper racconta: “Stavamo in piedi e ci appoggiavamo gli uni agli altri. Nel carro c’erano grandi fessure e due griglie a maglie fitte da cui entrava dell’aria. Quando per caso ti trovavi davanti ad una di queste aperture potevano succedere due cose: ti dava meno fastidio il tanfo ma prendevi freddo perché la corrente era forte.” A volte il treno avanzava rapidamente, altre volte lentamente. Rosa de Winter-Levy racconta: “Dopo due giorni eravamo stremati, qui moriva un uomo, là sveniva una vecchia, i bambini piangevano, era un vero inferno.”
Lo sguardo di MargotLa terza notte il treno si ferma improvvisamente, nel cuore della notte, verso le due. Le porte dei carri sono aperte. “Aussteigen, schnell, schneller” (Scendete, svelti, più svelti) gridano degli uomini con abiti a righe. I deportati devono lasciare i loro bagagli sul treno. Quegli uomini sono internati di Auschwitz, che hanno il compito di andare a prelevare dal treno i nuovi arrivati. Sulla banchina ferroviaria gli uomini delle SS camminano avanti ed indietro con i cani, tenendo in mano delle fruste. Il binario è illuminato da fortissimi riflettori. Gli uomini devono raggrupparsi da un lato, le donne dall’altro. È l’ultima volta che Otto Frank vede la moglie e le figlie. “Non potrò mai dimenticare lo sguardo negli occhi di Margot” avrebbe detto Otto ripensando a quel momento.
A destraMedici delle SS selezionano i detenuti. Bambini, vecchi e malati vengono mandati da una parte, gli altri prigionieri dalla parte opposta. Rosa de Winter-Levy ricorda quel momento: “Con uno sguardo penetrante l’ufficiale ci osservò. Non disse niente, indicò soltanto a destra (...) Quelli che vennero mandati dall’altro lato, come i vecchi, tutti i bambini con le loro madri o gli accompagnatori, non li avremmo mai più rivisti. Furono portati immediatamente nelle camere a gas.” Anche gli otto ex clandestini sono mandati a destra.
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