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Chi
non ha letto “Il Diario di Anna Frank”? Penso che molti di voi lo abbia
letto o conosca la tragica storia di questa ragazzina ebrea che per due lunghi
anni, assieme alla propria famiglia, si è nascosta per sfuggire alla
deportazione nei campi di concentramento.
È una storia molto triste, con un finale ancora più tragico: dopo tanta
sofferenza è morta di tifo, nel campo di concentramento di Bergen Belsen alcune
settimane prima che il campo fosse liberato.
Monica
Costa

L’Alloggio segreto
In
questo Alloggio segreto Anna Frank ha trascorso più di due anni in clandestinità,
non da sola ma insieme ai genitori, alla sorella e ad altri quattro ebrei:
Hermann ed Auguste van Pels, il loro figlio Peter e Fritz Pfeffer. Anna era
spesso triste, il suo unico conforto era il diario a cui confidava tutto: la sua
rabbia, la sua tristezza, il suo amore per Peter, i suoi ideali.
Queste persone
furono costrette a nascondersi perché la loro vita era in pericolo. I Paesi
Bassi erano occupati dall’esercito tedesco e gli invasori avevano pianificato
l’arresto di tutti gli ebrei e la loro deportazione in campi di
concentramento. Soltanto gli ebrei che si nascondevano riuscivano a sfuggire
alla cattura, ma dovevano disporre di un buon nascondiglio e di persone disposte
ad aiutarli. I clandestini dell’Alloggio segreto potevano contare su
benefattori che procuravano loro cibo, abiti, libri ed altre cose necessarie.
La fine
In
questa fotografia il cugino di Anna, Buddy Elias, contempla la lapide con i nomi
di “Anna Frank” e “Margot Frank” nel terreno dell’ex campo di
concentramento di Bergen-Belsen. Anna e Margot Frank però non sono sepolte
sotto questa lapide e non hanno una propria tomba.
Dopo l’arresto
avvenuto nell’agosto, 1944 Anna Frank sopravvive per altri sette mesi. Insieme
agli altri ex clandestini viene deportata prima nel campo di Westerbork, nella
provincia olandese di Drenthe, e poi nel campo di concentramento di Auschwitz
nella Polonia occupata dai nazisti. Nell’inverno del 1944 viene trasferita
assieme a Margot a Bergen-Belsen, un campo nel nord della Germania.
Il tifo
Anna e Margot Frank
sono morte di tifo nel marzo 1945 a Bergen-Belsen. Il tifo è una malattia
contagiosa e pericolosa. Nel campo di Bergen-Belsen sono rinchiusi migliaia di
prigionieri ebrei che ricevono dai nazisti pochissimo cibo e che sono costretti
a vivere in pessime condizioni igieniche. Migliaia di loro muoiono di fame o in
seguito a malattie.
Fosse comuni
I
soldati inglesi, che il 15 aprile 1945 liberano il campo di concentramento
trovano migliaia di cadaveri. I pochi prigionieri ancora vivi sono gravemente
ammalati. Non c’è tempo per seppellire i cadaveri in tombe singole e quindi
essi vengono gettati in fosse comuni. Tra essi vi sono anche i corpi di Anna e
Margot Frank.
Il diario
Nel
luglio 1945 Otto Frank riceve la tragica notizia della morte di Anna e Margot
nel campo di Bergen-Belsen. In quel momento Miep Gies gli consegna i diari, i
quaderni ed i fogli sciolti scritti da Anna che aveva trovato insieme a Bep nel
nascondiglio dopo l’arresto dei clandestini. Miep aveva conservato queste
carte per tutto quel tempo. Per Otto Frank il salvataggio del diario di Anna fu
un miracolo. Inizialmente non voleva nemmeno leggerlo, il suo dolore era troppo
forte, ma poi iniziò a leggerne ogni giorno qualche brano.
Otto era stupito da ciò
che apprendeva. La Anna del diario era un’altra persona, diversa dalla
ragazzina che aveva conosciuto. Nel diario c’erano scritte cose che sua figlia
non gli aveva mai raccontato. Otto Frank lesse anche che dopo la guerra Anna
intendeva scrivere un libro sulle sue esperienze nell’Alloggio segreto. Scoprì
inoltre che a tale scopo aveva già riscritto gran parte del diario su fogli
sciolti di vario colore.
“L’Alloggio segreto”
Otto
Frank fece leggere il diario di Anna a familiari ed amici e tutti ne furono
profondamente colpiti. Per questo egli decise di farne un libro vero e proprio,
che sarebbe apparso due anni dopo con il titolo “L’Alloggio segreto”,
prima in Olanda e poi in molti altri paesi. Il libro suscitò grande interesse
in tutto il mondo.
Nomi
In
quell’edizione i Van Pels, Fritz Pfeffer ed i benefattori avevano degli
pseudonimi che Anna stessa aveva coniato. Anna aveva chiamato Van Daan i Van
Pels e Fritz Pfeffer Albert Dussel. Miep Gies diventa nel libro Miep van Santen,
Bep Voskuijl è chiamata Elli Vossen, JohAnnas Kleiman riceve lo pseudonimo di
Simon Koophuis, Victor Kugler quello di Harry Kraler e così via. Otto Frank
conservò gran parte di questi pseudonimi. Nelle edizioni più recenti del
diario (dal 1991) i benefattori sono menzionati con i loro nomi veri.
La liberazione
Diverse
citta' del nord Italia furono liberate dalle formazioni partigiane prima
dell'arrivo degli Alleati.
In Europa, la guerra finì ufficialmente
l’8 maggio 1945, con la resa incondizionata della Germania. In Italia,
tuttavia, la data ufficiale che commemora la liberazione è il 25 aprile: in
effetti, a quella data, tutto il nord del Paese (che aveva subito circa due anni
di pesantissima occupazione tedesca, a partire dal settembre 1943) era ormai
stato liberato.
All' inizio
dell'aprile 1945, gli anglo-americani iniziarono l' offensiva decisiva in
Italia, attaccando la cosiddetta Linea Gotica: l'ultima struttura
difensiva che i tedeschi erano riusciti a costruire e che avevano tenuto per
tutto l'inverno 1944-45. Subito dopo le prime sconfitte tedesche, nelle
principali città dell' Italia settentrionale scattò l'insurrezione popolare
diretta dal Comitato di Liberazione Nazionale per l'Alta Italia, che il
25 aprile, a Milano, assunse i pieni poteri "in nome del popolo italiano e
quale delegato del Governo italiano".
Mussolini, che aveva tentato di fuggire in Svizzera, venne arrestato il 27
aprile a Dongo, presso Como, e lì fucilato il giorno seguente.
Le elezioni per l’Assemblea Costituente, incaricata di stendere la nuova
Costituzione, ebbero luogo il 2 giugno 1946, insieme al referendum
istituzionale grazie al quale gli italiani scelsero di eliminare la
monarchia (compromessa col fascismo e complice nell’emanazione delle leggi
razziali) e di far nascere la Repubblica. In quell’occasione, per la prima
volta nella storia italiana, anche le donne furono ammesse al voto.
Era il primo segnale dello sforzo di promuovere anche in Italia (dopo
vent’anni di dittatura totalitaria) i diritti umani, in piena sintonia con ciò
che avveniva a livello mondiale.


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