Biografia            

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ciao a tutti voi che state visitando questo mio sito internet e in questo momento state leggendo la mia biografia, mi chiamo Monica Costa, come avrete già capito dal nome del sito, sono nata a Trento il 28 gennaio del 1975 e vivo a Spormaggiore da quando, il 7 settembre del 1996, mi sono sposata.

Non vorrei annoiare nessuno con questo mio scritto, ma ci tengo molto a raccontare la mia vita che è sempre stata una vera Odissea fin da bambina.

La mia vita non è sempre stata brutta, ci sono stati momenti belli che porto ancora nel mio cuore e vivono ogni giorno dentro di me, ma purtroppo ci sono anche quelli brutti, ma ora pensiamo a quelli belli.

Il periodo più bello della mia fanciullezza è stato quando ho vissuto per tre anni, precisamente dal 1982 al 1985 in un maso a Camparta Alta, una frazione di Gazzadina; era come vivere in una fattoria, quelle fattorie da serie televisive dove regna solo pace, tranquillità e spensieratezza. Ero circondata da bosco, che ho sempre adorato fin da bambina, forse perché mi ricorda le tante passeggiate che ho fatto assieme alla mia cara nonna, circondata da tanta campagna, animali di tutti i generi, da quelli più piccoli a quelli più grandi. Certo abitando in un maso isolato non avevo la compagnia d’altri bambini, ma io ero felice ugualmente, era come vivere in un paradiso terrestre, riuscivo a trascorrere le giornate allegramente, ero sempre felice e spensierata. Andavo molto d’accordo con tutti i miei compagni di scuola, il primo impatto è stato duro, perché cambiare scuola dopo due mesi dal suo inizio significava essere in dietro con il programma e farsi dentro con altri bambini, io poi che sono sempre stata un tipo timido, cioè lo ero perché ora lo sono molto meno per fortuna, era ancora più difficile. Mi ricordo che alcune miei compagne mi facevano tanti di quei dispetti ed io sopportavo in silenzio, non mi lamentavo mai, ma poi con il tempo ho instaurato un bellissimo rapporto d’amicizia con tutti, tutti volevano giocare con me e pensate che ancora oggi si ricordano con tanto affetto e nostalgia di me, come me di loro naturalmente.

Trascorsi quei tre anni stupendi in quel paradiso terrestre io e la mia famiglia ci siamo trasferiti nuovamente, siamo ritornati a Mezzolombardo una borgata situata nella Piana Rotaliana (dove producono il buon vino, così ho sentito dire perché io non me ne intendo di vini, per me sono tutti uguali, forse avrete sentito ancora nominare il Teroldego Rotaliano, in ogni modo è prodotto la) quindi nuovamente c’è stato il trasloco, ho dovuto rifarmi altri amici, abituarmi ad altri ritmi di vita, mettermi alla pari un’altra volta con il programma scolastico, continuamente rimpiangevo la vita di campagna, mi mancava quella tranquillità, quella vita, anche se devo dire che la casa dove abitavo era situata vicino al bosco e quante passeggiate che mi facevo, conoscevo ogni angolo di quel bosco, preferivo andare la che fare giri in paese dove c’era solo tanta confusione, macchine, volevo solo tranquillità, volevo un posto dove stare da sola a riflettere, a pensare lontano dalla realtà se così si può definire.

Il periodo spensierato, bello e tranquillo finì con la fanciullezza e con l’adolescenza iniziò il periodo brutto, il periodo nero, il periodo della disperazione nel vero senso della parola. Già l’adolescenza è il periodo brutto della vita d’ogni uno, perché il corpo, la mente ed il pensiero cambiano, s’inizia a crescere e si vorrebbe avere la libertà di fare, di andare, per me è stato ancora peggio perché iniziarono problemi seri in famiglia, che non voglio assolutamente riportare perché ancora oggi a parlarne mi fa star male e poi non vi voglio annoiare, comunque problemi che mi avevano spinta per fino a pensare di fare qualche sciocchezza, non riuscivo a sopportare tutto quel dolore e da bambina allegra e spensierata ero diventata una ragazza triste, malinconica, pensierosa e chiusa in me stessa; trascorrevo ore ed ore chiusa nella mia stanza, non volevo parlare e tanto meno vedere persone, al di fuori della scuola e poi dal lavoro, perché la mi toccava stare con la gente, ma non appena ritornavo a casa mi chiudevo nella mia stanza che per me era diventato come un bunker; ero sempre in uno stato d’animo pessimo, quanti pianti in silenzio che mi sono fatta, non potete nemmeno immaginare, pensavo di non farcela, non immaginavo nemmeno il mio futuro anche perché pensavo che non avrei mai avuto un futuro. Quel periodo mi ha fatto maturare tanto nel pensiero, ero passata da bambina a giovane donna, non ero come tutte le mie coetanee che pensavano solo ai ragazzi, alla discoteca, a divertirsi, io pensavo già ad una vita tutta mia, mettermi via soldi per andare via di casa, (premetto che ero ancora minorenne) perché più passava il tempo più era difficile per me vivere in quella maniera, alle volte penso a come ho fatto a resistere così tanto, si vede che si era sviluppato in me un carattere forte e battagliero, che negli anni successivi mi è servito molto, quindi è proprio vero che non tutto il male viene per nuocere, perché se quel periodo così brutto della mia vita è servito per formarmi il carattere che ho ora è servito a qualcosa, ma ora dico così, ma a quei tempi era dura per me vivere. Più passava il tempo più la situazione peggiorava, ormai ero caduta in un precipizio buio e profondo, me ne stavo la rassegnata al mio destino senza avere la forza di reagire, di cercare una soluzione, ero talmente sfinita che le forze mi avevano abbandonato.

Finché un bel giorno un meraviglioso angelo, con grandi ali bianchi mi prese in braccio e mi sollevò da terra portandomi via da quel brutto precipizio così nero e così cupo, mi sollevò in alto portandomi in un bellissimo prato variopinto di colori vivaci e non più neri come prima e sapete chi era quell’angelo meraviglioso? Mio marito!

Mio marito entrò a far parte della mia vita nel  momento che più avevo bisogno d’aiuto, grazie a lui incominciai a reagire, a non farmi più calpestare la testa, a non arrendermi perché avevo uno scopo per farlo, avevo vicino a me una persona adorabile e dovevo reagire solo per lui. Il Signore ha voluto premiarmi, dopo tutto quello che avevo dovuto sopportare, mettendomi al mio fianco una persona così dolce, così premurosa, così affettuosa, per me è stato un miracolo, penso che se non avessi incontrato mio marito ora non sarei qui a scrivere queste cose.

Ho conosciuto Primo, così si chiama mio marito, Primo di nome e di fatto perché è stato il mio primo ragazzo e l’ ho anche sposato,  il 5 novembre del 1994 io a quel tempo avevo 19 anni e lui 27, quindi era un ragazzo maturo, con sani principi, educato, simpatico, gentile, premuroso, cresciuto in una famiglia completamente diversa dalla mia, una famiglia amorevole, una famiglia che avrei tanto voluto avere anch’io; certo anche lui ha dovuto superare un periodo brutto: la morte del papà quando aveva solo dieci anni, ma in compenso ha avuto vicino una mamma magnifica che è riuscita ad educarlo e crescerlo da sola superando un infinità d’ostacoli, una donna con il cuore grande che per me in questi anni è diventata una mamma e non una suocera, vicino aveva anche la sorella più grande di lui di sette anni.

L’ ho conosciuto a casa mia tramite amici di famiglia e vi confesso che quando l’ ho visto entrare mi sono spaventata, non perché era un mostro, ma per la sua statura e corporatura, cavoli io ero 1,60 m. lui 1,80 m. e ben robusto, vicini sembravamo “Il gigante e la bambina” per quello lo sembriamo anche ora. Mi ricordo che lo continuavo ad osservare, mi era subito entrato in simpatia, ho provato una strana sensazione in quel momento, sarà stato il colpo di fulmine, non so cosa possa essere stato, so solo che mi è piaciuto subito.  Il giorno dopo mi ha portato a casa sua e mi ha fatto conoscere la sua mamma, mi ha subito fatto vedere tutta la casa, mi ha anche portato nell’appartamento sopra, tutto da arredare e mi ha subito detto che lo avrebbe sistemato quando avrebbe deciso di sposarsi, parlava già di matrimonio il giorno dopo che ci siamo conosciuti e devo dire che non mi sono spaventata nonostante avessi sempre pensato in maniera negativa al matrimonio, avevo sempre detto, fin da bambina, che non mi sarei mai sposata, ma mai dire mai!!!

Due anni dopo, precisamente il 7 settembre 1996, ci siamo sposati, è stato il giorno più bello in assoluto della mia vita, era come vivere in una fiaba, una meravigliosa fiaba che continua ancora ora. Quell’anno è stato molto stressato fra il lavoro e tutti i preparativi, sembra una passeggiata sposarsi, ma col cavolo che è una passeggiata, pensare all’abito, agli inviti, ai fiori, al ristorante, al fotografo, alla chiesa, ai testimoni e più tutto il resto. Mi ricordo come se fosse oggi il momento della scelta dell’abito da sposa, mi ricordo che sono andata assieme a mia cognata, a sua figlia e alla mia mamma; non ho fatto tante prove perché il primo abito che la commessa mi ha fatto vedere era quello giusto, giusto in tutto, non c’erano modifiche da fare né di lunghezza né di larghezza, perfetto in tutto e per tutto e mi è subito piaciuto (lo potete vedere nella pagina dedicata alle foto del matrimonio). Una volta indossato mi sono specchiata e in quel momento mi sono commossa, a parte che subito non mi sono riconosciuta, mi sono girata in dietro per vedere se c’erano altre persone perché non mi ero proprio riconosciuta, la commozione è aumentata quando: mia cognata, mia nipote e la mia mamma mi hanno visto, a tutte scendevano lacrime, lacrime di gioia e tutto questo era all’insaputa di Primo, poverino l’ ho fatto “penare” per mesi prima di dirgli che avevo già acquistato l’abito e lui continuava a chiedermi quando sarei andata a vedere dell’abito.

Era già tutto pronto, bastava che venisse in fretta quel magnifico giorno, quando due mesi prima del matrimonio mi sono bloccata con la schiena, non era un semplice mal di schiena, più i giorni passavano più il male peggiorava, non riuscivo nemmeno più a camminare e la schiena si curvava sempre di più, ho dovuto mettere il busto con le stecche, ma sono riuscita a curvare anche quelle, dovevo stare il più possibile sdraiata e anche in quella posizione non era tanto meglio, sono stata ricoverata per più di un mese senza nessun risultato positivo, ero disperata al massimo perché si avvicinava sempre di più il giorno del matrimonio e la schiena andava sempre peggio, Primo ed i suoi familiari erano decisi a rinviare la data del matrimonio, ma io non volevo, avrei fatto di tutto per sposarmi a quella data decisa e così ho fatto.

Tutti i giorni andavo all’ospedale del paese per fare fisioterapia, era una sofferenza di quelle enormi, era già una sofferenza camminare da casa all’ospedale e viceversa, se avessi fatto gara con una lumaca avrebbe vinto lei da tanto piano che camminavo e per di più curva, ma niente e nessuno mi avrebbe fermata, poi le sedute di fisioterapia erano dolorose al massimo, avevo le lacrime agli occhi dal male, ma non ho lasciato perdere, ho stretto i denti ed ho resistito fino in fondo. Due settimane prima del matrimonio, non ero ancora in perfetta forma, Primo ed io dalle undici di sera ci siamo presentati in canonica dal parroco, mi sembrava d’essere Lucia dei Promessi Sposi quella sera, per decidere le preghiere, per sapere se tutto era pronto e mi ricordo che il parroco mi ha guardata e mi ha chiesto se ero sicura di quello che facevo,  per il fatto della schiena, io gli risposi di si, erano tutti sicuri che il matrimonio non si sarebbe celebrato il 7 settembre, invece ho meravigliato tutti: alcuni giorni prima del matrimonio la mia schiena era ritornata diritta come un tempo, anzi più diritta, dovevo stare molto attenta a piegarmi, ma ero guarita, la mia costanza, la mia volontà di guarire avevano fatto sì che guarissi e così il 7 settembre mi sono sposata.

Quel giorno è stato meraviglioso, per me è stato come vive in un sogno, un magnifico sogno e mi ricordo ogni particolare di quella giornata, per fino il sole che durante tutta l’estate si era fatto piuttosto desiderare, quel giorno è uscito dalle nuvole per guardare anche lui. Una giornata così stupenda, con un cielo di un azzurro intenso senza nessuna nuvola, un sole che ai miei occhi sembrava ancora più grande del solito, il clima era abbastanza mite e tutti quanti si sono divertiti, compresi Primo ed io. Sinceramente io non sapevo se stavo facendo un bel sogno, se vivevo in una favola oppure se tutto quello era reale, però non ero per niente agitata, euforica si, ma agitata no a parte l’ultimo momento della celebrazione quando il parroco sorridendomi ha iniziato a battere le mani e tutti quanti presenti hanno fatto la stessa cosa, ecco quello è stato il momento che mi ha veramente commossa, ho trattenuto a stento le lacrime, una fatica di quelle, non volevo che si rovinasse tutto il trucco.

Chi era agitato, anche se non lo vuole ammettere ancora oggi, era Primo, quando mi ha visto scendere dalla macchina è rimasto pietrificato, incollato al pavimento, mi guardava come se mi volesse dire “Ma tu chi sei?” non si rendeva conto che ero lui, era pallido in viso, pensavo che si sarebbe sentito male, non sapeva più cosa fare, se stare a destra, a sinistra, davanti o dietro, ho dovuto dirgli io dove stare, era veramente senza parole. Tutto in quel giorno è andato per il meglio e per me è un ricordo che vive nel mio cuore e vivrà per sempre.

Sembra il finale di una favola dove la povera ragazza sfortunata sposa il suo bel principe azzurro e vissero felici e contenti, fu così per i primi quattro anni, ma poi un crudele destino ha fatto sì di farmi andare su di una sedia a rotelle.

Il 17 gennaio del 2000 è stato il giorno più brutto della mia vita, il più brutto in assoluto perché da quel giorno non ho più camminato. Per me è stata una battaglia dura, pensavo di non farcela, non mi rassegnavo all’idea di non poter più essere autonoma come un tempo, io che ero abituata ad arrangiarmi in tutto e per tutto senza aver bisogno di nessuno, sono sempre stata una ragazza, forse è meglio dire che ero una ragazza scattante, mi piaceva andare in bicicletta, camminare nel bosco, praticare sci di fondo, pattinare, nuotare insomma mi piaceva praticare sport e trovarmi tutto in un tratto incapace di camminare è stato un duro colpo, come se un grosso masso mi fosse crollato in testa, un masso caduto dal nulla. Pensare che cinque mesi prima di finire in carrozzina sono andata con Primo e due amici sulla vetta chiamata Altissimo e una settimana prima ero andata a sciare senza pensare nemmeno in lontananza a quello che mi sarebbe capitato alcuni giorni dopo.

Erano diverse settimane che avevo dei problemi alle gambe, perdevo l’equilibrio sempre più frequentemente, me le sentivo pesanti e doloranti, i muscoli non li potevo nemmeno sfiorare dal male e mi venivano sempre brutti crampi da farmi bloccare gli arti, poi mi sentivo sempre più stanca, non riuscivo più a fare niente, ma non ho dato tanta importanza, pensavo che fosse il principio di un’influenza, col cavolo influenza.

Il 17 gennaio del 2000 sono stata portata via d’urgenza, Primo non riusciva a svegliarmi, ha faticato molto per svegliarmi e quando sono riuscita ad aprire a stento gli occhi non riuscivo a vedere bene, vedevo tutto torbido e triplo, nemmeno doppio, ma triplo, le immagini erano sormontate una sopra all’altra, mi ricordo che avevo tanta sonno e volevo solo dormire. Primo mi ha aiutata ad uscire dal letto, ma appena in piedi sono caduta, le gambe non mi reggevano più così Primo spaventato a morte mi ha preso in braccio e mi ha portata sul divano per tenermi sotto controllo mentre telefonava al 118.

Di quello che mi ricordo è molto poco, mi ricordo solo che avevo sonno, quello che vi racconterò mi è stato riferito da Primo perché per un mese intero io ero assente, come se qualcuno avesse spento l’interruttore del mio cervello per poi riaccenderlo a distanza di un mese mettendomi davanti ad una realtà molto dura. Primo mi ha raccontato che non riuscivo a coordinare il linguaggio, avevo la bocca storta ed usciva sbava; mentre venivo trasportata all’ospedale ho avuto un collasso, cercavano di tenermi sveglia il più possibile, ma era un’ardua impresa; se quel giorno non ci fosse stato Primo a casa sarebbe andata molto male per me, ora non sarei qui a raccontare i fatti, partivo dal coma alla morte, ma qualcuno dall’alto mi ha protetto.

Per più di un mese Primo mi ha assistito amorevolmente, veniva in ospedale dalle otto di mattina fino alle otto di sera, tutti i giorni senza stancarsi, senza perdersi d’animo, cercava di essere il più forte possibile, ma io penso che quei giorni per lui sono stati i più terribili della sua vita. Io ero completamente paralizzata, le braccia e le gambe non le muovevo, non avevo equilibrio del tronco e nemmeno della testa, vedevo molto male, quasi niente, mi sentivo molto intontita e avevo tanta sonno, ma non potevo assolutamente dormire, a parte la notte sotto stretto controllo delle infermiere, durante il giorno Primo doveva fare in modo di tenermi sveglia, mi portava in giro su di una carrozzina per tutto l’ospedale, m’imboccava, mi lavava, mi cambiava, come un papà fa con la propria bambina, ero diventata per lui come la sua bambina e devo dire che mi ha accudito con tanto amore, quel fatto ha messo a dura prova il nostro rapporto, ma l’amore che proviamo a vicenda è stato più forte della malattia anzi è stato anche la cura ed il motivo per non arrendermi, per lottare.

Dopo più di un mese che ero in quelle condizioni ho iniziato a vedere, non vi dico quello che ho provato quando aprendo gli occhi ho visto tutto lucido e normale, gli occhi mi lacrimavano molto per via della luce e mi bruciavano tantissimo, ma non vedevo più triplo e nemmeno offuscato e la prima persona che ho visto in quel momento è stato Primo, una gioia immensa ho provato in quel momento, lui mi guardava con tanto amore e in quel momento sono scoppiata a piangere, erano lacrime di commozione e di gioia. Nei giorni seguenti ho recuperato la lucidità mentale, non avevo più tanta sonno, mi sentivo ancora un po’ stordita anche perché non sapevo quello che era successo e dove mi trovavo; piano, piano con tanto sforzo e tanta volontà sono riuscita a recuperare le braccia, me le sentivo ancora pesanti, ma riuscivo a muoverle e soprattutto riuscivo a mangiare da sola, magari con una fatica immensa, ma ce la facevo però non sono più stata capace di camminare.

Dopo più di due mesi che ero ricoverata in ospedale e poi in un centro di riabilitazione finalmente sono tornata a casa e l’impatto è stato in un primo momento magnifico, poi tragico, molto tragico perché mi sono resa conto che la mia vita era cambiata completamente e totalmente da prima; per di più a casa non avevo una sedia a rotelle, almeno per le prime due settimane quindi dovevo stare o a letto o sul divano. Primo mi prendeva in braccio dal letto e mi portava sul divano e viceversa, quando faceva il turno di mattina, si doveva alzare molto presto per portarmi prima in bagno e poi mettermi sul divano ed io rimanevo la, impotente di muovermi, non potevo fare niente e devo ringraziare mia suocera che a metà mattina mi portava il caffè, si fermava a farmi compagnia, continuava a venire a vedere se avevo bisogno di qualcosa, mi portava pranzo e cena, se non avessi avuto anche lei che mi accudiva non so cosa avrei fatto ed è per questo che io la considero come una mamma, perché con me si comporta come una mamma, meglio di una mamma.

Quanti pianti che mi sono fatta in silenzio e da sola, ero in uno stato d’animo pessimo, io non sopportavo di vivere in quella maniera, avrei voluto tanto farla finita, ma non potevo fare nemmeno quello perché ero immobile su di un divano o su di un letto. Penso di non aver mai pianto così tanto come in quel periodo e lo facevo sempre quando ero da sola, davanti alle persone cercavo di essere il più forte possibile, soprattutto davanti a Primo che poverino lavorava si può dire ventiquattro ore su ventiquattro fra il lavoro, tenere la casa ed accudire me, perché avevo bisogno di assistenza, non dico continua, ma doveva portarmi in bagno, aiutarmi a vestirmi e quello che ho provato in quei brutti attimi era tanta umiliazione, dover dipendere da tutti per tutto per me era la peggior cosa che mi fosse capitata.

Più il tempo passava, più il mio stato d’animo peggiorava, continuavo a piangere, anche davanti a Primo, io non ce la facevo più e lui con tanto amore e affetto cercava di consolarmi, ma le sue parole mi rendevano nervosa, invece di aiutarmi peggioravano le cose, finché ero arrivata al punto di litigare per fino con lui, lo trattavo male e se penso a quanto sono stata stupida a trattarlo in quella maniera mi prenderei a schiaffi, ma non lo facevo con cattiveria è che soffrivo tantissimo, era come una specie di ribellione che avevo contro quelle nuova situazione, situazione che non potevo accettare. Primo è stato molto paziente con me, lo posso definire un Santo, cercava di non arrabbiarsi con me nonostante io fossi diventata una cosa impossibile da trattare, ma una sera, mi ricordo come se fosse oggi, è crollato, non ce la faceva più a vedermi in quello stato, vedermi piangere continuamente così è scoppiato a piangere, piangeva come un bambino, ha continuato a piangere per tutta la sera, dopo tre mesi che sopportava tutta quella tensione, tutta quella preoccupazione non ce l’ ha più fatta ed è crollato. Mi si è stretto il cuore vedendolo piangere in quella maniera, vederlo soffrire così tanto e tutto per colpa mia, in quel momento in me si è accesa una scintilla e mi sono detta “No Monica, non devi farlo soffrire, reagisci per lui” e così ho fatto. Ogni giorno era una dura battaglia per me, ma avevo uno scopo: quello di fare il possibile per diventare autonoma, logicamente non come prima, ma almeno il novanta per cento e ce l’ ho fatta. Ho incominciato a muovermi in casa con la carrozzina, per quello ho fatto più danni che guadagni, sbattevo da tutte le parti, non avevo ancora occhio sulle misure, ho iniziato ad arrangiarmi a fare le pulizie di casa cercando ogni soluzione possibile ed immaginabile per fare le cose, ho iniziato a fare i trasferimenti da sola dal letto alla carrozzina e viceversa, andare in bagno da sola, vestirmi da sola, insomma le cose basilari di tutti i giorni e che si danno sempre per scontato, ma quando non riesci a farle sono cose importanti e così da quella sera, dalla sera dello sfogo di Primo è iniziata per me la grande e faticosa salita che mi ho portata sulla vetta dell’indipendenza, dell’autonomia e della libertà. È stata dura, molto dura, ma avevo accanto a me un uomo meraviglioso che mi è sempre stato vicino per sostenermi per incoraggiarmi a non arrendermi; poi negli anni successivi ho conosciuto tante, ma tante persone che con il loro affetto, con una parola, con un sorriso mi hanno aiutata a percorrere il difficile cammino, tutte tifavano per me, quando alle volte succedeva che mi scoraggiavo, magari perché non riuscivo a fare una determinata cosa, loro erano pronte ad intervenire e a sorreggermi, in poche parole ad aiutarmi a rialzarmi da terra e a proseguire il cammino.

Una di queste meravigliose persone è Rita, sento il dovere di scrivere il suo nome, perché per me quella donna ha fatto molto, è una guida spirituale, morale, lei mi ha insegnato tanto, mi ha insegnato ad amare la vita così com’è, ad apprezzare tutto quello che succede di bello, di rischiare, di non arrendermi e per me è molto importante, è nel mio cuore e sempre lo sarà.

In questi anni ho avuto un successo dietro all’altro, ho iniziato a lavorare e questo fa in modo di sentirmi utile, mi ha fatto capire che anch’io sono come le altre persone, che non è una carrozzina a fermarmi, ci vuole ben altro per quello, poi il successo maggiore, quello che mi ha fatto arrivare alla vetta dell’indipendenza è stato prendere la patente di guida e di comperarmi la macchina.

Ora sono libera, sono indipendente, ho la mia macchina, riesco ad arrangiarmi a prendere fuori e rimettere dentro la carrozzina in macchina, vado al lavoro tranquilla e beata, vado ai diversi impegni senza aver bisogno di qualcuno che mi aiuti, logicamente se dove vado non ci sono barriere architettoniche, ma quando sono sola cerco di evitare posti dove da sola non riesco ad andare.

Comunque da quel 17 gennaio 2000 ho fatto tanti passi, tanti traguardi ho superato e ne ho ancora tanti da affrontare, ma non mi spaventano, niente e nessuno mi fermerà, sono molto più determinata di un tempo nelle cose e non mi scoraggia più niente, sono riuscita a farmi un carattere forte, molto più forte di un tempo, più battagliero se c’è una battaglia da affrontare e con questo spirito ora riesco a vedere il mio futuro.

Direte voi: ma che sfortunata, invece no, non mi ritengo sfortunata e sapete perché? Perché al mio fianco ho Primo, il mio angelo salvatore, mi basta svegliarmi ogni mattina vicino a lui e riaddormentarmi la sera affianco a lui per rendermi felice, ringrazio ogni giorno il Signore per avermelo fatto incontrare, lui per me è come una medicina miracolosa.

Quando poi succede che per qualche motivo ho il morale un po’ a terra, come spesso accade ad ogni uno di noi, ripenso ai momenti brutti, quelli dove non riuscivo nemmeno a muovere le braccia, quelli dove non riuscivo nemmeno a vestirmi da sola e credete: il morale mi risale di colpo.

Ora vedo la vita sotto ad un altro aspetto,  tutte le vicende brutte che mi sono capitate durante la mia vita non sono capitate per niente, in ogni una di quelle ho imparato una lezione importante, hanno fatto in modo di farmi capire quanto può essere bella la vita se solo ci si sofferma a pensare attentamente alle cose belle che si ha avuto e che si ha, la fortuna che si ha ad avere vicino persone che con ogni mezzo ti aiutano  sinceramente ed io ne ho tante, veramente tante.

Questa più che una biografia è un romanzo e che non ho scritto tutti i particolari altrimenti potevo scrivere veramente un libro e farlo pubblicare, ma non è detto l’ultima parola, ho ancora un sogno molto importante da realizzare, un sogno che avevo fin da bambina: diventare una scrittrice e chissà che un giorno non lo diventi.

Spero tanto di non aver annoiato nessuno con questo mio scritto, ora vi chiedo una cosa molto importante per me: inserire un commento, brutto o bello che sia su quello che ho scritto o sul mio sito in generale; se non volete che nessuno legga quello che scrivete potete mandarmi una mail all’indirizzo riportato qui sotto oppure se non vi vergognate potete inserire il commento nel mio guestbook.

Grazie a tutti voi che avete o che starete per vedere questo mio sito e mi raccomando ricordatevi che la vita è molto bella, che va vissuta fino in fondo altrimenti un domani potrete avere dei rimpianti e credete non è bello. Un bacione a voi tutti. Monica.

 

 

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Ama chi ti ama, scorda chi ti scorda, ma non dimenticare chi sempre ti ricorda. Scorderai i fatti, scorderai i guai, ma i veri amici non li scorderai mai. Monica Costa.