Campo di Buchenwald            

 

 

 

Descrizione e notizie sul lager

Località della Turingia, fu scelta dai nazisti nel 1937 per erigervi un lager destinato inizialmente a fornire lavoratori coatti alle industrie della zona. Secondo dati ufficiali, per altro incompleti, dal luglio 1937 al 10 aprile 1945 sarebbero state deportate a Buchenwald 232.563 persone e di queste 34.278 vi avrebbero trovato la morte. Fra gli internati furono anche la principessa Mafalda di Savoia, i ministri francesi Edouard Daladier e Léon Blum e il generale tedesco Von Falkenhausen.
Facevano parte di Buchenwald diversi campi satelliti fra cui il più importante, sia per dimensione sia per efferatezza, fu Dora che nel gennaio 1944 aveva circa 12.000 deportati impiegati in stabilimenti sotterranei per la fabbricazione dei missili a reazione V1 e V2 usati dai nazisti per bombardare l’Inghilterra.

Il 24 agosto 1944 tutti questi impianti furono completamente distrutti da un massiccio bombardamento alleato che purtroppo causò anche la morte di 364 deportati tra i quali Mafalda di Savoia. Il campo di Buchenwald fu liberato l’11 aprile 1945: in quel momento vi erano rimasti circa 21.000 prigionieri tra i quali 242 italiani. Anche Buchenwald, come quasi tutti i lager, ebbe la sua “belva”, qui rappresentata da una donna: Ilse Koch, battezzata dai deportati “la iena”: una delle figure piu’ sconcertanti e disumane di tutta la vicenda dei campi della morte.

Fra i tanti episodi mostruosi di cui si è resa responsabile, è stato accertato che fece confezionare paralumi con pelle tatuata dei prigionieri: almeno uno dei quali fu ucciso appositamente per un bel tatuaggio che aveva sul suo corpo. Arrestata dopo la guerra, liberata tra l’indignazione pubblica, di nuovo arrestata e condannata all’ergastolo, s’impiccò nella sua cella nel settembre 1967.

Ingresso al lager di Buchenwald

Ingresso al lager di BuchenwaldA pochi chilometri dalla città di Weimar, centro della cultura umanistica creata intorno a Goethe, i nazisti installarono il lager di Buchenwald. La sola costruzione della ferrovia e della “strada del sangue” che univa Weimar al lager costò la vita a più di 10.000 deportati. Si entrava al campo attraverso un cancello di ferro battuto in cui si leggevano le parole: “Jedem das seine” (ad ognuno il suo).
Era il regno di una criminale: Ilse Kock, la iena di Buchenwald, moglie del comandante del lager, specializzata nella concia della pella umana, in particolare di quella che presentava dei tatuaggi artistici, per farne sedili per sedie, selle per cavalli e cappelletti per paralumi. Arrestata alla liberazione, processata, viene condannata all'ergastolo. Messa in carcere si fa mettere incinta da un secondino e il Presidente del Tribunale si vede costretto a scarcerarla. E' l'occasione per la popolazione per dimostrare il proprio disappunto, protestando per giorni e giorni davanti al tribunale, finchè il Presidente si vede costretto ad arrestarla nuovamente. Rimessa in carcere, si suicida: era la fine che le spettava.
Buchenwald ospitò circa 250.000 prigionieri in un centinaio di kommandos esterni; nel blocco 46 si effettuavano sperimentazioni mediche. Sotto il locale dell'imponente crematorio vi erano le stanze per l'impiccagione, con ganci da macellaio infissi nel muro.
Una efficiente organizzazione clandestina interna fece fallire l'ultima impresa di sterminio delle SS, liberando il campo l'11 aprile 1945, qualche ora prima dell'arrivo degli americani.

I forni crematori del lager di Buchenwald

Facevano capo a Buchenwald numerosi campi fra i quali il terribile campo “DORA” che nel gennaio 1944 aveva circa 12.000 prigionieri impiegati in grandi stabilimenti sotterranei, in condizioni veramente disumane, per la fabbricazione dei missili a reazione VI e V2 usati dai nazisti per il bombardamento di Londra. Il 24 agosto 1944 questi impianti furono completamente distrutti da un massiccio bombardamento alleato che purtroppo causò la morte di 364 deportati fra cui la principessa Mafalda di Savoia.

Superstiti al momento della liberazione

 

Alcuni superstiti al momento della liberazione del lager (aprile 1945).

Particolare di una baracca

Una delle baracche dei prigionieri.

 

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Ama chi ti ama, scorda chi ti scorda, ma non dimenticare chi sempre ti ricorda. Scorderai i fatti, scorderai i guai, ma i veri amici non li scorderai mai. Monica Costa.