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Trieste, Risiera di San Sabba. Descrizione
L’unico campo di sterminio esistente in Italia, diretto dai
criminali SS che avevano comandato i campi di sterminio in Polonia. Tali campi
furono distrutti e i capi e le SS trasferiti in altri lager.
Fu aperto nell’ottobre del 1943, dopo
l’occupazione della città di Trieste da parte della Wehrmacht. Era situato
nei locali del vecchio stabilimento per la lavorazione del riso (pilatura): il
forno che si affacciava su un cortile fu trasformato in crematorio; i corpi dei
fucilati venivano infornati direttamente dal cortile.
Trieste era il capoluogo dell’Adriatisches Küstenland e in questi
luoghi, dove la lotta partigiana fu particolarmente violenta, le SS inviarono
alcuni dei criminali dell’«operazione Reinhard», i quali avevano gestito i
campi di eliminazione di Sobibor, Treblinka, Majdanek, Chelmno; tra di essi vi
erano:
- il dottor Christian Wirth, ufficiale SS, ideatore delle camere a gas a ossido
di carbonio, ispettore dei campi di eliminazione di Belzec, Sobibor, Treblinka;
- il ten. generale Odilo Globocnik, direttore dei massacri dell’operazione
Reinhard del 1942-43;
- Erwin Lambert, del programma di eutanasia ed esperto nella costruzione di
Treblinka;
- Franz Stangl, sovraintendente nel programma di eutanasia nel castello di
Hartheim, comandante di Sobibor e successivamente comandante di Treblinka.
Nell’Adriatisches Küstenland (Litorale adriatico) la caccia agli ebrei
e ai partigiani fu particolarmente violenta e spietata e, per i succitati
criminali, avvezzi ai campi di sterminio polacchi, fu quasi “naturale”
costruire in un sobborgo di Trieste un lager di raccolta, transito e sterminio.
Il lager di San Sabba era diviso in due zone: una destinata ai detenuti in
transito verso i lager tedeschi e l’altra al reparto di detenzione
(particolarmente feroce) e di morte.
In merito al numero di antifascisti e partigiani fucilati nella Risiera, lo
scrittore triestino Ferruccio Folkel ha calcolato, con una stima prudente, la
cifra di 5.000.
Per eliminare le prove dei loro crimini, forno e ciminiera furono distrutti
dalle SS in fuga la notte del 29 – 30 aprile 1945, quando i partigiani
jugoslavi avevano ormai conquistato Trieste.
SCONFITTI I TEDESCHI, I CITTADINI DI
TRIESTE E GORIZIA, NEL MAGGIO-GIUGNO ’45 CONOBBERO UN’ULTERIORE VIOLENZA:
QUELLA COMPIUTA DAI PARTIGIANI DI TITO, I QUALI, DOPO AVER LIBERATO IL
TERRITORIO DAI NAZISTI CON IL DETERMINANTE AIUTO DEI PARTIGIANI DEL C.L.N. SI
POSERO L’OBIETTIVO DI SOTTRARLO AGLI ITALIANI, OCCUPANDO ED ESTENDENDO I
CONFINI FINO ALLE RIVE DELL’ISONZO.
NEI QUARANTA GIORNI DI OCCUPAZIONE IUGOSLAVA DI TRIESTE E GORIZIA FURONO
MIGLIAIA LE PERSONE ARRESTATE: PER QUESTE POPOLAZIONI, ALL’ABOMINIO DEI LAGER
NAZISTI SI AGGIUNGE QUELLO DEI CAMPI DI CONCENTRAMENTO IUGOSLAVI.
ALTISSIMA FU LA MORTALITA’ PER STENTI, MALATTIE E ECCIDI IN MASSA CON LA
TECNICA DELLO STERMINIO NELLE FOIBE.
SI CALCOLA CHE I “TITINI” ABBIANO UCCISO IN VARIO MODO CIRCA 10.000
ITALIANI.
Particolari del campo di sterminio di San Sabba



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