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“Attualmente non mi interessa più sapere chi
allora ad Amsterdam ci ha traditi.” Otto Frank Qualcuno ha telefonato alla polizia tedesca,
informandola che in Prinsengracht 263 erano nascosti degli ebrei. Non si è mai
saputo chi sia stato. Questa domanda continua ad assillare ancor oggi molte
persone. Vi erano dei sospetti e nel 1948 ci fu una prima indagine. Quattordici
anni più tardi si provò nuovamente a ricostruire la dinamica dei fatti.
Entrambe le indagini non portarono ad alcun risultato e il traditore non fu
identificato. Nel 1998 Melissa Müller, nella sua biografia di Anna Frank,
scrive che Lena Hartog-van Bladeren potrebbe aver tradito i clandestini. Due
anni dopo Carol Ann Lee nella sua biografia di Otto Frank avanza una nuova
ipotesi: secondo lei il colpevole è Tonny Ahlers, un conoscente di Otto Frank.
Sospetti“Chi ha tradito Anna Frank e gli altri clandestini? Chi fu la persona che telefonò quella mattina alla Sicherheitsdienst, la polizia tedesca?” In molti hanno continuato a porsi questa domanda fino al giorno d’oggi, ma nessuno ha saputo rispondere con certezza. Non si è mai riusciti ad andare oltre i sospetti e le congetture. Infatti parecchie persone erano a conoscenza del fatto che in Prinsengracht erano nascosti degli ebrei. I fornitori, ad esempio, perché per il mantenimento quotidiano dei clandestini erano necessarie grandi quantità di verdura, pane, carne ecc. Inoltre alcuni vicini devono aver sospettato qualcosa. È pressoché impossibile che otto persone vivano in un’abitazione per due anni senza che nessuno si accorga della loro presenza. Gli operai del magazzinoUn ficcanasoAnna scrive il 4 marzo 1943: “Abbiamo sempre paura
dei magazzinieri.” Ed in particolare temono uno di loro, Willem van Maaren,
che si dimostra curioso. Egli sospetta che la sera qualcuno entri nel magazzino.
Anna: “Dispone libri e foglietti nel magazzino sugli angoli più esterni, così
che cadono al solo passarci accanto. Con Kleiman, Kugler e i due signori hanno
esaminato a fondo la questione del suo licenziamento, ma quelli di sotto trovano
che il rischio sia troppo grande. Ma non è ancora più pericoloso così?”
Tutti considerano Van Maaren poco affidabile. Per di più sospettano che compia
regolarmente dei furtarelli dalle scorte della ditta. La prima indagineNel dopoguerra Kleiman e gli altri benefattori
continuarono a chiedersi chi avesse tradito gli inquilini segreti.
Immediatamente dopo la guerra Kleiman invia una lettera al Servizio
investigativo politico (POD), che aveva il compito di rintracciare i
collaborazionisti. In questa lettera Kleiman dà voce ai suoi sospetti contro
Van Maaren e chiede al POD di interrogarlo. Tuttavia per ben due anni non
avviene nulla. Soltanto nel 1948 viene avviata un’inchiesta, probabilmente
dopo un colloquio tra Otto Frank e la sezione investigativa politica della
polizia di Amsterdam. SuperficialeLa polizia interroga i benefattori Miep Gies,
JohAnnas Kleiman e Victor Kugler, oltre a Willem van Maaren e Lammert Hartog, un
altro magazziniere. Hartog racconta che Van Maaren 14 giorni prima
dell’irruzione gli aveva detto che c’erano degli ebrei nascosti.
Probabilmente anche la moglie di Hartog ne era al corrente. A posteriori
possiamo affermare che l’inchiesta non è stata condotta con rigore: molte
domande non sono state poste, poche sono state le persone interrogate. Tutto è
stato fatto in modo abbastanza superficiale. L’indagine venne chiusa per
mancanza di prove. Sarebbero passati quattordici anni prima che si aprisse una
nuova inchiesta. Il rintracciamento di SilberbauerNegli anni Cinquanta il diario di Anna Frank diventa
famoso in tutto il mondo e ne vengono tratti uno spettacolo teatrale ed un film.
Il fatto che ancora non si sappia chi sia il traditore rimane un punto oscuro.
Il motivo per una nuova inchiesta è il rintracciamento di Karl Silberbauer, il
sottufficiale delle SS a capo della squadra che aveva compiuto l’arresto.
Simon Wiesenthal riesce a trovare l’uomo nel 1963 a Vienna (Austria).
Silberbauer lavora là come poliziotto. Egli ricorda ancora molti dettagli
dell’arresto ma non sa chi abbia tradito i clandestini. Julius Dettmann, che
aveva ricevuto la telefonata, si era suicidato poco dopo la guerra. Durante
l’indagine Silberbauer è sospeso dal suo lavoro, ma quando risulta che aveva
agito soltanto rispettando gli “ordini” e che si era comportato
“correttamente” durante l’arresto può tornare al suo posto. Muore nel
1972. Di nuovo Willem van MaarenL’indagine del 1963 fu molto più rigorosa di
quella del 1948. S’indirizzò nuovamente su Willem van Maaren. Furono
interrogati dei nuovi testimoni. Purtroppo nel frattempo erano morti altri
testimoni importanti, tra cui, nel 1959, Kleiman. Anche il magazziniere Hartog e
la moglie non erano più in vita. Vennero alla luce nuovi fatti su Van Maaren,
tra l’altro venne confermato che aveva commesso i furti di cui era sospettato,
ma non si poté trovare alcuna prova del tradimento. Nel 1964 l’inchiesta
venne chiusa senza che avesse dato risultati concreti. Willem
van Maaren muore nel 1971. Un altro sospetto: Lena Hartog-van BladerenNel 1998 compare “Anna Frank, la biografia” di Melissa Müller. Nel suo libro l’autrice scrive che l’altro magazziniere, Lammert Hartog, non poteva non essere a conoscenza della presenza di ebrei e che ciò vale anche per sua moglie Lena Hartog-van Bladeren. Quest’ultima era la donna delle pulizie in Prinsengracht 263 ed anche presso Petrus ed Anna Genot. Petrus Genot lavorava per l’impresa del fratello di Kleiman. Quando Lena Hartog fu interrogata nel 1948, non disse alla polizia di aver lavorato in Prinsengracht 263. Secondo una dichiarazione di Anna Genot del 1948, Lena le avrebbe confessato nel luglio 1944 di essere terribilmente preoccupata per la sicurezza del marito perché a Prinsengracht erano nascosti degli ebrei. Anche a Bep Lena avrebbe detto che rischiavano tutti la vita se il fatto fosse stato scoperto. Nel suo libro, Melissa Müller suggerisce che i clandestini probabilmente sono stati traditi da Lena Hartog-van Bladeren, ma non vi è alcuna prova. Resta il fatto che le inchieste del 1948 e del 1963/64 si sono indirizzate troppo su Willem van Maaren e che il ruolo di Lena Hartog-van Bladeren e del marito non è mai stato seriamente investigato. Un nuovo sospetto: Tonny AhlersOtto Frank e Tonny Ahlers s’incontrarono per la prima volta nell’aprile del 1941, quindi prima della clandestinità. Durante un incontro con un conoscente Otto Frank aveva espresso i suoi dubbi su una possibile vittoria dei nazisti. Questo conoscente lo denunciò inviando una lettera alla Gestapo. Tonny Ahlers, che frequentava gli ambienti dell’NSB, il partito nazista olandese, e della polizia tedesca, intercettò la lettera e ricattò Otto Frank facendosi pagare per il suo silenzio. Secondo Carol Ann Lee il ricatto si sarebbe ripetuto ed anche successivamente Tonny Ahlers avrebbe continuato ad estorcere denaro ad Otto Frank. Ahlers affermò dopo la guerra di essere stato al corrente della presenza dei clandestini nell’Alloggio segreto. Tonny Ahlers è quindi la persona che a parere di Carol Ann Lee ha tradito gli inquilini segreti.
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