I Campi e i Lager italiani 1940            

 

 

 

I campi e i lager italiani 1940-1945

fossoli.jpg (7730 byte)Il 4 settembre del 1940 Mussolini firmò un decreto con cui vennero istituiti i primi 43 campi di internamento per cittadini di paesi nemici. In realtà in questi campi furono concentrate  varie categorie di persone: gli ebrei italiani antifascisti, gli stranieri sudditi di "paesi nemici", gli ebrei stranieri, gli zingari, gli antifascisti italiani. I campi fascisti non erano dei lager ma unicamente dei campi di concentramento. Il 6 aprile 1941 l'esercito italiano e quello nazista invasero la Jugoslavia, con annessione all'Italia di parte dei territori della Slovenia e la capitale Lubiana. Con il diffondersi del movimento di liberazione sloveno, il Comando politico-militare fascista creò diversi campi di concentramento in Jugoslavia e in Italia, dove furono deportati uomini, donne, bambini ed ebrei.

Dal settembre/ottobre 1943 all’aprile 1945 i nazisti, in collaborazione con la polizia della Repubblica Sociale Italiana di Salò, istituirono e gestirono, nell’Italia occupata, quattro campi di smistamento rispettivamente a Borgo San Dalmazzo (Cuneo), Fossoli (Modena), Grosseto e Bolzano. Da questi campi gli italiani rastrellati ed arrestati a vario titolo venivano poi avviati ai Lager tedeschi, disseminati in Europa. A Trieste, nella Risiera di San Sabba, fu creato invece un campo di sterminio dotato di forno crematorio dove furono assassinate più di 5.000 persone.

I campi di concentramento italiani 1940-1943

fossoli.jpg (7730 byte)Al momento dell’entrata in guerra anche l’Italia ricorse definitivamente a misure di internamento, istituendo campi di concentramento, seppure con definizioni di mascheramento, destinati a “ebrei stranieri” ed a altri stranieri, a vario titolo reclusi. Il 4 settembre del 1940 Mussolini firmò un decreto con cui vennero istituiti i primi 43 campi di internamento per cittadini di paesi nemici. In realtà in questi campi furono concentrate  varie categorie di persone.

Gli ebrei italiani colpiti dal provvedimento non furono internati in quanto ebrei (anche se i provvedimenti d'internamento sottolineano sempre l'appartenenza alla "razza ebraica" della persona in questione), ma in quanto antifascisti militanti o soggetti ritenuti "pericolosi nelle contingenze belliche". Un'altra categoria è formata da stranieri sudditi di "paesi nemici", ebrei e non, che si trovavano in Italia allo scoppio della guerra, (inglesi, francesi, ma anche cinesi, spagnoli e altri) nonché da quegli ebrei stranieri che erano fuggiti dalle persecuzioni in atto nei loro paesi, residenti in Italia o di passaggio. Per ebrei stranieri si intendono anche cittadini italiani ebrei, non nati in Italia. Numerosi fra gli internati furono anche gli zingari. Infine, c'erano gli antifascisti schedati (condannati dal Tribunale speciale, ex confinati, ex ammoniti, ecc.), antifascisti arbitrariamente trattenuti a fine pena e altri arrestati per manifestazioni sporadiche di antifascismo. Gestiti dal Ministero degli interni, dovevano, come in precedenza i luoghi di confino, essere situati in edifici abbandonati o non utilizzati, lontani da zone militari e dai porti, dalle strade importanti e dalle linee ferroviarie, dagli aeroporti e dalle fabbriche di armamenti.

I campi di concentramento erano quindi situati in luoghi isolati e poco salubri, spesso in montagna dove l'inverno era rigido. Gli edifici adibiti a ospitare gli internati erano monasteri, ville requisite, fattorie, fabbriche dimesse, scuole, baracche, in un caso addirittura un cinema (Isernia) e un ex mattatoio (Manfredonia). In generale le condizioni di vita erano primitive e umilianti. Molti edifici presentavano una serie di problemi: freddo e umidità, mura pericolanti, pochissima luce, fornelli difettosi, finestre, pareti e tetti non isolati a sufficienza; a tutto ciò si aggiungeva il sovraffollamento, il vitto insufficiente e la presenza di cimici, pidocchi, ratti e scorpioni. Il riscaldamento spesso inesistente, scarsa o mancante l’acqua potabile, debole l’illuminazione e l’erogazione di energia elettrica. Ad ogni internato, in situazioni di perdurante affollamento, veniva dato in dotazione: una branda, un sottile materasso, un cuscino con federa, due lenzuoli e un massimo di due coperte. Una sedia o uno sgabello, una gruccia per gli abiti, due asciugamani, una bacinella, una bottiglia ed un bicchiere. L'assistenza sanitaria agli internati era prevista ma poteva essere concessa o rifiutata arbitrariamente, come avvenne nel caso di un'antifascista romana internata a Mercogliano (Avellino), malata di cuore, la cui domanda di sottoporsi ad una radiografia toracica venne respinta dal Ministero dell'Interno.

I campi fascisti non erano dei lager ma unicamente dei campi di concentramento. Le condizioni di vita, già difficili e deprimenti per tutti, peggiorarono tuttavia ulteriormente con l'arrivo, nell'aprile del 1941, degli sloveni e croati rastrellati in seguito all'occupazione italiana della Jugoslavia. Secondo gli studi più recenti, nel giugno 1940, al momento dell'entrata in guerra, in Italia erano presenti poco meno di 4.000 ebrei ed apolidi passibili del provvedimento di internamento. Si trattava di tedeschi, austriaci, polacchi, cecoslovacchi ed apolidi (divenuti tali in seguito alla revoca della cittadinanza italiana) che, nell'estate del '40, costituirono nella quasi totalità il primo grosso contingente di internati ebraici nei campi di concentramento fascisti. Tra il 1941 ed il '42, sarebbe giunto il secondo contingente dalle zone ex-jugoslave appartenenti allo stato croato o annesse all'Italia, composto da circa 2.000 ebrei, prevalentemente slavi, e nel quale vanno inclusi anche i 500 naufraghi del "Pentcho", battello fluviale partito da Bratislava nel maggio 1940 con l'improbabile proposito di raggiungere la Palestina ed incagliatosi, dopo sei mesi, nei pressi di Rodi.

Ma quanti furono i campi di concentramento in Italia? Si parla di circa 400 tra luoghi di confino e campi di internamento. I lager in cui erano rinchiusi ebrei, dissidenti politici, stranieri, zingari e omosessuali, erano probabilmente quasi duecento, senza contare i luoghi di "semplice" confino. Non è stato ancora fatto un censimento attendibile. In ogni regione italiana  vi era almeno un campo. Alcuni campi erano esclusivamente femminili: Pollenza, Treia, Petriolo (Macerata); Casacalenda, Vinchiaturo (Campobasso); Lanciano (Chieti); Solofra (Avellino). Verso la fine del 1940 risultavano recluse circa 260 donne, tra le quali 62 ebree straniere. 

Furono campi di concentramento maschili: Fabriano, Sassoferrato (Ancona); Ariano Irpino, Monteforte Irpino, Campagna (Salerno); Civitella del Tronto, Corropoli, Isola del Gran Sasso, Notaresco, Tortoreto, Tossicia, Neretto, Tollo (Teramo); Agnone, Bioano, Isernia (Campobasso); Casoli, Lama dei Peligni, Istonio (Chieti); Alberobello, Gioia del Colle (Bari); Manfredonia, Tremiti (Foggia); Urbisaglia (Macerata); Civitella della Chiana (Arezzo); Bagno a Ripoli, Montalbano (Firenze); Farfa Sabina (Rieti); Scipione di Salsomaggiore, Montechiarugolo (Parma); Lanciano (Chieti) dal febbraio 1942, Colfiorito di Foligno (Perugia), Castel di Guido (Roma), Fraschette di Alatri (Frosinone), Città Sant’Angelo (Pescara), Pisticci (Matera), Ferramonti di Tarsia (Cosenza), Lipari (Messina), Ustica (Palermo), Fertilia (Sassari). Alcuni di questi campi – situati nel Centro-Nord – vennero riaperti nell’ottobre 1943 ed utilizzati, con altri, come “campi di raccolta provinciali per gli ebrei italiani” fino al gennaio 1944. Oltre a quelli sopra citati: Aosta, Calvari di Chiavari, Ferrara, Forlì, Roccatederighi (Grosseto), Vo’ Vecchio (Padova), Sondrio, Verona, Piani di Tonezza (Vicenza), Ponticelli Terme (Parma), Servigliano (Ascoli Piceno), Bagni di Lucca (Lucca), Sforzacosta.

Vi erano anche luoghi deputati al cosiddetto “internamento libero”, ovvero al soggiorno obbligato con una notevole limitazione della libertà personale, che prevedeva la proibizione di ogni contatto con gli abitanti del luogo di internamento e l’obbligo di presentarsi giornalmente alla stazione di polizia o dei carabinieri. Pochi sono i dati disponibili, tuttavia si è a conoscenza che da questa forma di internamento furono interessati i comuni e le province di: Vicenza, Bergamo; Belluno; Lucca, L’Aquila, Grosseto, Viterbo, Treviso, Asti, Aosta, Parma, Modena, Chieti, Novara, Pavia, Potenza, Sondrio. Nel marzo 1941 risultavano in internamento, in quanto “stranieri nemici”: 414 inglesi, 316 francesi, 136 greci. Altri stranieri erano stati avviati nei campi di concentramento. Nel maggio 1943 risultavano ristrette in internamento libero circa 1.800 persone: donne, bambini, uomini. Altri campi vennero ubicati in Italia, ovvero quelli per gli “ex jugoslavi”, i civili abitanti nei territori occupati militarmente dall’Esercito italiano e annessi all’Italia. Questi campi vennero aperti soprattutto nella Venezia Giulia (Cighino, Gonars, Visco), nel Veneto (Monigo di Treviso, Chiesanuova, in provincia di Padova), in Toscana ( Renicci di Anghiari), in Umbria (Colfiorito). Tutti alle dipendenze del Ministero dell’interno. Campi di lavoro furono organizzati a Fossalon (Venezia Giulia), Pietrafitta e Ruscio (Umbria), Fertilia (Sassari). Furono attivati anche appositi campi per gli “allogeni”, ovvero per gli appartenenti a minoranze etniche o/e linguistiche presenti sul territorio italiano dopo le annessioni successive alla Prima guerra mondiale, quasi totalmente presenti nella Venezia Giulia e nel Sud Tirolo. Si trattava di minoranze – complessivamente circa il 2% della popolazione italiana – composte da: albanesi, francesi, sloveni, tedeschi, croati, catalani, ladini.  Per loro i campi furono istituiti a Cairo Montenotte (Savona), Fossalon (Gorizia), Poggio Terzarmata (Gorizia).

Il campo di Cairo Montenotte fu utilizzato, dopo essere stato svuotato dai prigionieri di guerra nel febbraio 1943, per internarvi sloveni e croati di cittadinanza italiana. Dall’Istria e dalle province di Udine, Gorizia, Trieste, Fiume e Pola arrivarono, in breve tempo, circa 1.400 deportati e fino al settembre 1943 furono 20 i trasporti che raggiunsero Cairo Montenotte. Il primo partì da Trieste il 28 febbraio 1943, con 150 uomini e 44 donne. Queste ultime furono successivamente inviate al campo delle Fraschette di Alatri. Alcuni prigionieri vennero impiegati nella realizzazione dei canali di scolo della fabbrica della Montecatini, situata nelle vicinanze del campo. Altri lavorarono come operai nella fabbrica stessa. Al momento dell’armistizio, l’8 settembre 1943, il comandante del campo non liberò subito i 1.260 prigionieri e ciò permise ai nazisti di impadronirsene. L’8 ottobre organizzarono un trasporto di 30 carri bestiame e deportarono quasi tutti i prigionieri, che arrivarono al KL Mauthausen il 12 ottobre, per essere poi, il giorno successivo, inviati nell’AussenKommando di Gusen. Dove 990 furono immatricolati, tutti come italiani. Invece, dopo l’8 settembre, molti dei prigionieri del campo di Fossalon entrarono nelle file partigiane.

Gli ebrei italiani deportati: tabelle e statistiche

birkenau.jpg (4328 byte) pallanimred.gif (323 byte)Ebrei deportati dall’Italia (per provincia di arresto)

Provincia

n.

Provincia

n.

Alessandria

48

Padova

55

Ancona

3

Parma

70

Aosta

19

Pavia

15

Arezzo

29

Pescara

1

Ascoli Piceno

33

Piacenza

5

Asti

45

Pisa

17

Belluno

6

Pistoia

77

Bergamo

37

Pola

7

Bologna

110

Ravenna

22

Bolzano

35

Reggio Emilia

18

Brescia

20

Rieti

15

Chieti

21

Roma

1680

Como

114

Rovigo

41

Cremona

2

Savona

9

Cuneo

383

Siena

16

Ferrara

71

Sondrio

55

Firenze

291

Teramo

156

Fiume

221

Torino

246

Forlì

11

Trento

12

Frosinone

15

Treviso

25

Genova

152

Trieste

546

Gorizia

34

Udine

37

Grosseto

36

Varese

172

Imperia

41

Venezia

230

L’Aquila

26

Vercelli

20

La Spezia

8

Verona

45

Latina

1

Vicenza

44

Livorno

35

Viterbo

11

Lucca

107

Territori jugoslavi ex italiani

26

Macerata

63

Mantova

46

Dato ignoto

618

Milano

302

TOTALE

6745

Modena

70

Nato in stato di arresto

1

Novara

20

pallanimred.gif (323 byte)Ebrei morti per persecuzione in Italia (per provincia di arresto)

Provincia

n.

Provincia

n.

Ancona

1

Perugia

3

Aosta

3

Pesaro-Urbino

4

Ascoli Piceno

1

Pescara

1

Bologna

4

Pistoia

1

Chieti

4

Roma

79

Como

3

Savona

1

Cuneo

7

Teramo

1

Ferrara

11

Torino

1

Firenze

9

Treviso

1

Fiume

5

Trieste

8

Forlì

6

Varese

2

Genova

1

Venezia

8

Gorizia

1

Vercelli

1

Macerata

1

Verona

1

Milano

13

Territori jugoslavi ex italiani

4

Modena

1

Novara

53

Dato ignoto e altri casi

58

Parma

4

 

 

Pavia

1

TOTALE

303

pallanimred.gif (323 byte)Campi di destinazione degli ebrei deportati dall’Italia

Campo

Totale dei deportati

Deceduti

Reduci

Auschwitz

5951

5595

356

Bergen Belsen

408

30

378

Ravensbrueck

99

73

26

Buchenwald

24

6

18

Flossenbuerg

39

38

1

Altri KL per politici

38

21

17

Dato ignoto

187

153

34

TOTALE

6746

5916

830

 

 

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Ama chi ti ama, scorda chi ti scorda, ma non dimenticare chi sempre ti ricorda. Scorderai i fatti, scorderai i guai, ma i veri amici non li scorderai mai. Monica Costa.