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Presso
il villaggio di Bergen, sulla strada da Celle ad Amburgo, sorgeva il campo di
Belsen. Aperto nel 1940, fu inizialmente un Campo di lavoro (Stalag XI-C), con
una serie di baracche, per prigionieri di guerra sovietici. Fino al 1942 si
stima la popolazione in 18.000 soldati, in condizioni disperate. Piccolo
all'inizio, fu più tardi ampliato e nel 1943, passò sotto la giurisdizione
delle s.s. e divenne un Campo di
concentramento. A tali estremi erano stati spinti dal
tormento della fame. Non si intende qui descrivere quale fosse la vita di questo
campo; c'era poca differenza nel ritmo di vita dei campi di concentramento, e
Belsen non era molto peggiore, e certamente neppure molto migliore degli altri.
Ma la descrizione di quel che videro i primi ufficiali britannici che vi
entrarono, dopo la capitolazione, può dare un quadro efficace dell'esistenza
(non si può chiamarla vita) che si svolgeva dietro i reticolati. Con le prime
truppe che entrarono nel campo, il comandante Joseph Kramer annunciò che nel
campo n.1 c'erano 40.000 prigionieri e altri 15.000 al campo n.2, in maggioranza
delinquenti comuni e omosessuali, ma che c'erano anche "Schutzhaftlinge
"- prigionieri politici (alla lettera: " quelli tenuti in custodia
preventiva "). Questi naturalmente erano il 99 per cento degli internati e
venivano da ogni paese invaso dalla Germania. Mucchi di corpi giacevano in tutto
il campo, fuori e dentro le baracche, alcuni nei pancacci insieme ai vivi.
Presso il crematorio vi erano fosse comuni che erano state coperte, ed una
aperta piena di cadaveri. Le baracche erano stracolme di
prigionieri, che presentavano malattie di ogni sorta e ogni grado di
denutrizione; in alcune che potevano accogliere cento persone, ve n’ erano
fino a mille. Non c'era servizio sanitario e le condizioni all'interno delle
baracche erano spaventose, perché la maggior parte dei prigionieri soffrivano
di una qualche forma di gastro-enterite ed erano troppo deboli per uscire. In
ogni caso le latrine erano da tempo inservibili. Nel settore delle donne c'era
una profonda fossa, con una tavola sopra, ma senza alcuno schermo o altra forma
di decenza. Quelli che avevano forza sufficiente andavano alle latrine: altri
soddisfavano i propri bisogni dove si trovavano, così le baracche erano piene
di escrementi umani. In un settore vi erano ottomila prigionieri maschi e vi
regnava il tifo. In uno dei settori femminili c'erano 23.000 donne e intorno
giacevano ancora molti cadaveri. In una baracca, accanto alla quale si levava un
mucchio di cadaveri, c'era una donna morta distesa nel corridoio; in una stanza
c'erano tanti corpi che sarebbe stato impossibile ficcarne dentro un altro. Il
70 per cento degli internati avevano bisogno del ricovero in ospedale e
probabilmente 10.000 sarebbero morti prima di entrarvi. C'erano
malattie di ogni genere, ma quelle che avevano determinato le disperate
condizioni dei pazienti erano il tifo, la tubercolosi e la denutrizione. Poco
dopo l'arrivo dell'esercito britannico al campo, fu girato un film da mostrare
al processo di Belsen ed ai cittadini tedeschi che lo giudicarono pura
propaganda contro la Germania. Tra il 1943 e il 1945 si stima che circa 50.000
persone morirono nel campo, di cui oltre 35.000 di tifo nei primi cinque mesi
del 1945. Il numero dei prigionieri internati dal dicembre 1944 era di circa
15.257; nell’ febbraio 1945 il numero era salito a 22.000; al marzo a 41.520 e
il 15 aprile, giorno della liberazione a circa 60.000.
Campo di Bergen-Belsen
Nel 1941 è creato come campo per i prigionieri di guerra. Nell'aprile del
'43 viene trasformato in campo di raccolta di ebrei europei con influenti
relazioni, specie con gli americani, destinati a eventuali scambi con
prigionieri di guerra germanici: si fanno arrivare da Buchenwald 250 deportati
per la costruzione del lager. I primi ebrei, circa 2500, sono polacchi e
arrivano verso la metà di luglio '43; dopo di che arrivano ebrei da tutta
Europa.
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