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“Non voglio più
parlare di ciò che provai quando all’arrivo allo scalo ferroviario di
Auschwitz la mia famiglia venne separata.” Otto Frank, 1979 A uomini e donne viene tatuato un numero sul braccio, vengono rasati e ricevono l’uniforme del campo. Non possono tenere i loro abiti. Gli uomini vengono assegnati ad una sezione del campo, le donne all’altra. Otto Frank, Fritz Pfeffer, Hermann e Peter van Pels rimangono insieme. Gli internati sono costretti a compiere un duro lavoro, devono scavare fossati. Peter è fortunato: viene assegnato all’ufficio postale. I custodi e i prigionieri non ebrei possono ricevere posta. Qui Peter riesce a racimolare a volte qualcosa in più da mangiare. SelezioniOgni giorno ci sono selezioni: i detenuti troppo malati o troppo deboli per lavorare vengono mandati immediatamente nelle camere a gas. Hermann van Pels, qualche settimana dopo il suo arrivo, non è più in grado di lavorare e viene ucciso con il gas. Otto Frank e Peter van Pels sono testimoni di quel momento: “Non dimenticherò mai il momento in cui il diciassettenne Peter van Pels ed io vedemmo un gruppo di uomini selezionati. Tra loro c’era il padre di Peter. Venivano fatti marciare; due ore dopo passò un furgone con i loro vestiti.”
Esposte alle intemperieDopo la selezione Edith, Margot ed Anna Frank sono assegnate ad una baracca. Auguste van Pels finisce probabilmente in un’altra sezione del campo. Di giorno devono lavorare, ad esempio trasportare pietre o spostare zolle d’erba. A volte rimangono per ore esposte al freddo e al vento durante l’appello. NeuengammeNell’ottobre 1944 Fritz Pfeffer è deportato a Neuengamme. Qui migliaia di internati soccombono a causa delle pesantissime condizioni di lavoro, della scarsità di cibo e delle pessime condizioni igieniche. Fritz Pfeffer muore il 20 dicembre 1944 nell’infermeria del campo, all’età di 55 anni.
"Le bambine! Dio mio..."Nell’inverno del 1944 l’esercito russo si avvicina. I nazisti decidono di riportare in Germania tutti gli internati che sono ancora abili al lavoro e fanno una selezione. Edith non può partire. Poi è il turno di Margot ed Anna. Questa è la testimonianza di Rosa de Winter-Levy: “Infine arrivò il turno delle due ragazze. (...) Eccole là in piedi per un attimo, nude e rasate a zero. Anna ci guardò dritto negli occhi con il suo viso puro e poi entrambe scomparvero. Non potemmo vedere ciò che avveniva dietro i riflettori. La signora Frank gridò: le bambine! Dio mio…” Margot ed Anna Frank sono deportate su un treno affollatissimo al campo di concentramento di Bergen-Belsen. Edith Frank rimane ad Auschwitz, dove si ammala e muore il 6 gennaio 1945.
Baracche strapieneDopo un terribile viaggio in treno di tre giorni, Anna e Margot giungono a Bergen-Belsen, dove confluisce un numero crescente di prigioniere provenienti da altri campi di concentramento. Il campo è già sovraffollato e le nuove arrivate sono alloggiate in tende. Qualche giorno dopo una tempesta distrugge la tendopoli e le internate vengono sistemate in una delle baracche strapiene. Auguste van PelsAlla fine del novembre 1944 arriva nuovamente a Bergen-Belsen un treno di prigioniere da Auschwitz e tra esse vi è Auguste van Pels. Auguste rivede Margot ed Anna Frank, ma dopo un paio di mesi è di nuovo evacuata da Bergen-Belsen e deportata a Raguhn, che fa parte del campo di concentramento di Buchenwald. Quindi da Raguhn è trasferita a Theresienstadt. Auguste van Pels muore in una località sconosciuta, in Germania o in Cecoslovacchia, nel periodo tra il 9 aprile e l’8 maggio 1945.
TifoNell’inverno del 1944 – 1945 le condizioni a Bergen-Belsen continuano a peggiorare: il cibo scarseggia e la situazione igienica è drammatica. Molti detenuti si ammalano. Margot ed Anna Frank hanno il tifo e moriranno poche settimane prima della liberazione del campo. Janny Brilleslijper ne è testimone: “La prima ad andarsene fu Margot che cadde dal letto sul pavimento di pietra e non riuscì più a rialzarsi. Anna morì il giorno seguente.”
Uniformi candideIl 27 gennaio 1945 i soldati russi liberano il campo di concentramento di Auschwitz. Otto Frank è uno dei 7650 prigionieri ancora in vita. Pesa appena 52 chili mentre nell’Alloggio segreto ne pesava 70. Otto ricorderà soltanto le uniformi candide come la neve dei soldati russi: “Erano brave persone. Non c’importava che fossero comunisti. Non avevamo alcun interesse per la politica, per noi contava soltanto essere liberi.” Peter van PelsPeter van Pels è costretto a lasciare Auschwitz poco prima. Tutti i prigionieri ancora in grado di camminare vengono portati via. Dopo una marcia massacrante arriva nel campo di concentramento austriaco di Mauthausen dove è costretto a fare un durissimo lavoro in una cava di pietra. Ormai stremato e malato morirà il 5 maggio 1945.
Sano e salvoNelle settimane successive alla liberazione Otto Frank recupera lentamente le forze dopo tante prove. Il 17 febbraio 1945 annota in un taccuino: “Prima passeggiata all’aperto”. Qualche giorno dopo scriverà la sua prima lettera alla madre in Svizzera: “Spero che queste righe raggiungano te e tutti i nostri cari dandovi la notizia che sono stato salvato dai russi, che sono sano e pieno di coraggio e ben curato sotto ogni aspetto. Non so dove siano Edith e le bambine, siamo separati dal 5 settembre 1944. Ho sentito soltanto che sono state deportate in Germania.” Ritorno ad AmsterdamIn quel momento in vaste aree dell’Europa si combatte ancora. Soltanto il 31 marzo 1945 Otto Frank e gli altri prigionieri possono iniziare il loro lungo viaggio di ritorno in Olanda, passando per Odessa, quindi in nave fino a Marsiglia ed infine in treno e in un’autovettura. Durante questo viaggio Otto Frank apprende che sua moglie è morta ad Auschwitz. Il 3 giugno 1945 Otto Frank arriva ad Amsterdam e si reca immediatamente da Miep e Jan Gies. Essi sono felici di rivederlo e lo informano che tutti i benefattori sono sopravvissuti. Non hanno però notizie di Anna e Margot.
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