La meravigliosa storia di Fatima            

 

 

 

Il Portogallo é nato per la Fede  

Molti e molti anni fa, all'epoca dei castelli e delle cattedrali, c'era un nobile guerriero chiamato D. Afonso Henriques. Era un grande paladino cristiano nella guerra contro i mori invasori. Tutti lo ammiravano perché era forte e coraggioso, ma ancora più grande era la sua fede. Una certa notte, alla vigilia di una battaglia, quando dormiva tranquillamente nella sua tenda, una voce lo chiamò dal campo. Indossò rapidamente l'armatura, prese la spada e nella notte scura andò in cerca di chi lo chiamava. Vide improvvisamente un chiarissimo raggio di luce. Cadde immediatamente in ginocchio per terra, poiché in mezzo a questa intensa luce vide Gesù Cristo crocifisso, suo creatore e redentore. Emozionato, d. Afonso disse con grande fiducia: Signore, perché appari a me che già credo e non a quegli infelici che non credono? Al che nostro Signore rispose, allegro vedendo tanto amore nel cuore del cavaliere: - Afonso, Io non vengo per aumentare la tua fede, ma per fortificare il tuo cuore. Voglio che il Portogallo sia un regno e che tu sia il suo re. Che questo regno porti la fede a molte altre nazioni. E perché i tuoi discendenti sappiano che fui Io a dare loro il regno, poni sulla bandiera come simbolo le mie cinque piaghe. Così nacque il Portogallo, una nazione che Dio scelse per servirlo. Passarono molti anni e il Portogallo diventò una nazione forte e desiderosa di servire Dio. Ma non sapeva come portare la fede alle lontane e sconosciute nazioni pagane. Verso l'anno 1450, allora un altro cavaliere, Henrique, principe di Sagres, sentiva grande desiderio di solcare i mari, affrontando l'ignoto, per portare la religione cristiana ai popoli lontani. Inizialmente, insegnò ai suoi capitani a costruire navi migliori e a non perdersi nella vastità degli oceani. Tutti i portoghesi, come una sola famiglia, lavoravano e pregavano con lui. Poco tempo dopo, le belle caravelle di Henrique con uomini pieni di fede solcavano gli oceani e scoprivano molte terre e popoli ai quali facevano conoscere Gesù. La sua nazione diventò un vasto impero; ma, siccome niente di veramente grande si fa senza sacrifici, molti soldati valorosi diedero la loro vita in terribili battaglie per la gloria del Portogallo. Morivano contenti perché sapevano essere questo il desiderio di nostro Signore Gesù Cristo. È anche vero che non sempre il suo popolo ha assecondato i desideri di Dio. All'inizio di questo secolo, al tempo dei nostri nonni, il Portogallo offese molto Dio e la religione fu perseguitata da ogni parte. Gli uomini avevano dimenticato la bontà del divino Salvatore. Nonostante ciò, la Misericordia divina non si dimenticò mai dell'amore dei santi ed eroi e decise ancora una volta di ristabilire l'antica Alleanza che aveva fatto con D. Afonso. Questa volta, però, i prescelti per questa importante missione non furono i grandi guerrieri, ma al contrario, tre umili pastori. E anche questi dovettero soffrire molto per essere eroi.

 

I tre pastorelli

Lucia aveva nove anni ed era una bambina buona. Essendo la più piccola di sette fratelli, portava tutti i giorni il gregge a pascolare nei terreni intorno al villaggio. Quando fece la sua Prima Comunione, chiese in ginocchio davanti all'immagine della Nostra Signora del Rosano: - Mio Dio, custodisci solo per Te il mio cuore. Francesco di sette anni e Giacinta di sei erano due fratelli che si volevano molto bene. Stavano sempre insieme a giocare. Erano per Lucia i più cari cugini. Quando Lucia ebbe dai suoi genitori, il signor Antonio dos Santos e la signora Maria, l'incarico di portare tutti i giorni le pecore al pascolo, Giacinta e Francesco chiesero ai loro genitori, il signor Manuel Marto e la signora Olimpia che li lasciassero andare insieme. Come sarebbe stato bello trascorrere tutto il giorno a giocare e a correre nei boschi fioriti! Giacinta e Francesco erano molto diversi l'una dall'altro; Francesco era un ragazzo dallo sguardo deciso, ma molto amabile e ubbidiente. Il padre era orgoglioso della sua vivacità. Sembrava aver paura di niente. Affrontava con coraggio la notte fonda, per quanto incutesse paura, mentre gli altri ragazzi della stessa età si impressionavano di fronte al buio del bosco. Gli piaceva afferrare vipere e lucertole per la coda, lanciarle nell'acqua e vederle nuotare. Ma allo stesso tempo era molto paziente con gli altri. Non litigava, né si arrabbiava quando i suoi compagni gli portavano via ciò che gli apparteneva. Quando il signor Marto lo osservava giocare, pensava: - Ah, che tipo di uomo sarà questo mio figlio! Giacinta era molto diversa. Se non fosse stato per gli stessi occhi castano scuro, la bocca ben fatta, la stessa curva delicata delle guance, nessuno avrebbe immaginato che fosse la sorella di Francesco. I desideri di Francesco erano facili da soddisfare. Giacinta, al contrario, chiedeva tutto con insistenza appassionata. Quando decise di diventare pastorella come Lucia, non diede pace alla mamma, la signora Olimpia, la quale le concesse il permesso solo per liberarsi dalle continue insistenze della figlia. Tuttavia la bambina sapeva essere allo stesso tempo dolce e buona. La sua più grande gioia era di andare, dopo cena, a vedere le stelle che sorgevano nel cielo, a contarle fino a che erano tanto numerose da dover desistere dalla numerazione. Intanto, ciò che chiedeva più di tutto era ricevere la Prima Comunione. Sognava di ricevere nel proprio cuore quel "Gesù nascosto" che amava più di ogni altra cosa al mondo. Una volta Giacinta andò con la mamma a vedere dei fanciulli che ricevevano la prima comunione e rimase incantata. Da quel giorno, quando era nel prato, si allontanava, coglieva mazzi di fiori e li lanciava a Lucia per ripetere il gesto che aveva visto fare durante la processione dai bambini vestiti da angioletti, verso la Madonna. Come Lucia, anche Giacinta voleva affidare il suo cuore solamente a Gesù. Un giorno mentre giocavano a "pegni" (un giuoco che consiste nel darsi ordini perché siano eseguiti), Lucia ordinò che abbracciasse e baciasse tre volte il cugino Giovanni che le stava seduto accanto. Al che Giacinta arrossì: - Questo no, ordinami un'altra cosa. Perché non mi ordini di baciare quel Cristo che sta sulla parete? - Va bene - le disse Lucia - Sali su quella sedia, avvicina quel crocifisso e dagli tre baci. - A nostro Signore do tutto ciò che volete - rispose correndo per eseguire l'ordine. A Francesco e a Giacinta piaceva particolarmente la cugina Lucia. Tutti i pomeriggi si vedevano i tre uscire nei campi di Aljustrel fra ulivi e lecci, in un girotondo continuo di giuochi e di canti. Giocavano al giuoco dei "pegni", al "bottone bottone, chi ha perso il bottone?" e ad un altro chiamato "passa passa anellino". Quando si stancavano Lucia raccontava loro storie di fate e di folletti, di cavalieri e di principesse incantate. Fra tutte quelle che più impressionavano Giacinta era la passione di Nostro Signore: Gesù che pregava nell'orto degli ulivi mentre i suoi amici dormivano e i suoi nemici cospiravano. A volte pregavano anche. Ma avevano un tale desiderio di andare a giocare che uno diceva solo "Ave Maria" e l'alto rispondeva "Santa Maria, Amen", per ogni decina del rosario. Subito uscivano a correre fra le pietre bianche dei tranquilli campi della Serra d'Atre.

 

  L’Angelo del Portogallo  

Un bel giorno di primavera del 1916 mentre stavano giocando un vento forte ed improvviso agitò gli alberi. Sorpresi guardarono intorno perché la giornata era abbastanza calma. Allora ai lati della collinetta videro sorgere una luce lentamente. Avvicinandosi piano, la luce, più bianca della neve, prese la forma di un ragazzo. Era più brillante di un cristallo attraversato dai raggi del sole! Quando fu molto vicino, poterono vederlo meglio. Sembrava molto giovane, con i suoi 14 - 15 anni e molto bello. Davanti a tanta bellezza soprannaturale riuscirono a dire neppure una parola. Lo contemplavano paralizzati. Con una voce musicale disse loro: - Non temete, sono l'Angelo della pace. Pregate con me. Si inginocchiò e si curvò fino a toccare il pavimento con la fronte. I tre bambini fecero la stessa cosa e ripeterono le parole che udirono pronunciare da lui: - Mio Dio, io credo, adoro, spero e ti amo, chiedo perdono per quelli che non credono, non adorano, non sperano e non ti amano. Dopo aver pronunciato questa orazione due volte, l'Angelo si alzò e disse loro che pregassero sempre perché Nostro Signore e la Madonna stavano attenti alle loro orazioni; poi scomparve. I pastorelli rimasero ancora inginocchiati per molto tempo con le fronti che toccavano terra. Ripetevano in continuazione la bella preghiera che l'Angelo aveva loro insegnato. Si sentivano così pieni di Dio che non volevano parlare tra loro. Era come se avessero raggiunto una indescrivibile eternità. Dissero niente a nessuno di quello che era successo. Ebbero il presentimento che le loro vite fossero cambiate per sempre. Un altro giorno quando giocavano vicino al pozzo, l'Angelo li sorprese nuovamente. - Che cosa fate? - chiese - Pregate, pregate molto! I Cuori di Gesù e di Maria hanno su di voi progetti dì misericordia. Offrite costantemente all'Altissimo preghiere e sacrifici. Lucia gli chiese cosa significasse quello. Rispose che avrebbero dovuto offrire a Dio molte sofferenze, qualcosa che costasse loro. Disse loro che avrebbero dovuto fare ciò per consolare Dio a causa dei molti peccati che le persone commettono e per impedire alle anime di cadere nell'inferno. Infine, disse loro che era l'Angelo del Portogallo e scomparve. L' "Angelo del Portogallo" suonava loro come una musica! Sapevano che ciascuno aveva il suo Angelo Custode, ma non sapevano che anche le Nazioni hanno gli Angeli protettori. Mio Dio del cielo! Avevano parlato con l'Angelo Custode del Portogallo! Più avanti in quella stessa estate lo videro per l'ultima volta. Stavano inginocchiati con la fronte a toccare terra e a ripetere la preghiera che aveva loro insegnato, quando si accorsero di una luce intensa. Guardarono e videro lo stesso Angelo che teneva un calice nella mano sinistra. Sopra il calice c'era un'Ostia. Alcune gocce di Sangue cadevano dall'Ostia nel Calice. Lasciando l'Ostia e il Calice sospesi nell'aria, anche l'Angelo si curvò e insegnò loro una preghiera ancora più bella: - Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo vi adoro profondamente e vi offro il preziosissimo Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Gesù Cristo, presente in tutti i tabernacoli della terra, in riparazione delle offese, dei sacrilegi e delle indifferenze con cui Egli è offeso per i meriti infiniti del suo Sacro Cuore e dell'immacolato Cuore di Maria, vi chiedo la conversione dei poveri peccatori. Alzandosi, l'Angelo prese nuovamente il Calice e l'Ostia nelle mani. Diede l'Ostia a Lucia. Francesco e Giacinta si chiedevano se anche a loro desse l'Ostia, perché non avevano ricevuto la Prima Comunione. L'Angelo si avvicinò e diede loro da bere dal calice. Poi si inginocchiò nuovamente e ripeté tre volte la stessa preghiera: - Santissima Trinità... infine sparì. Non lo videro mai più. Da quel giorno ripeterono sempre ciò che l'Angelo aveva loro insegnato. Cominciarono a pregare meglio e più seriamente di prima. Sentirono che il bell'Angelo della Pace era venuto a prepararli per una visita ancora più importante.

 

Una Signora più splendente del sole

Erano passati sei mesi dall'ultima apparizione dell'Angelo. Era primavera: 13 maggio 1917. In questo giorno i pastorelli portarono le pecore in una piccola proprietà dei genitori di Lucia chiamata Cova di Iria. La giornata era serena e i fanciulli giocavano tra gli alberi. Improvvisamente videro due raggi di luce, come lampi nel cielo. Quando guardarono nella direzione della luce videro sulla cima di un leccio una Signora vestita di bianco. Sembrava più brillante del sole. La luce che l'avvolgeva era più intensa e più forte di quella che avvolgeva l'Angelo. La sua faccia; ah, la sua faccia!... Era molto molto bella. Non era né triste né allegra, ma sena. Aveva le mani giunte sopra il petto come se stesse pregando; da esse le pendeva un Rosario. I suoi vestiti sembravano fatti solamente di luce. Il vestito e il manto erano bianchi e orlati d'oro. Attratti dalla abbagliante Signora, si avvicinarono al piccolo leccio. Erano così vicini a Lei che la luce li avvolgeva. Francesco poteva vederla perfettamente, ma Lucia e Giacinta erano capaci anche di sentirla. - Non abbiate paura, io non vi faccio male - disse loro. - Da dove viene, Signora? - chiese Lucia. - Io vengo dal cielo - rispose la Signora indicando il cielo azzurro. - Cosa chiede, Signora? - continuò Lucia con insistenza. - Sono venuta per chiedervi che veniate qui per sei mesi consecutivi il giorno tredici, a questa ora. Dopo dirò chi sono, cosa voglio e tornerò qui ancora una settima volta. La splendente Signora domandò se fosse loro piaciuto salvare i poveri peccatori. Al ché Lucia rispose: - Sì, vogliamo. - Però dovrete soffrire molto, ma la grazia di Dio sarà il vostro conforto - completò la Signora. Quando disse questo, aprì le mani e una luce intensa uscì da esse e si diffuse sui pastorelli, penetrando nei loro cuori. Si sentirono più vicini a Dio e felici più che mai. Senza altre spiegazioni sentirono il desiderio di pregare. Si inginocchiarono e ripeterono: - O Santissima Trinità ti adoro! Mio Dio, mio Dio ti amo nel Santissimo Sacramento. La Signora disse: - Pregate il Rosario ogni giorno per ottenere la pace in tutto il mondo e la fine della guerra. L'Europa si trovava coinvolta in una terribile guerra: la prima guerra mondiale. Infine la Signora cominciò ad alzarsi verso est e sparì nell'azzurro brillante del cielo. Lucia, con paura, chiese ai cuginetti che non dicessero niente a nessuno. Ma Giacinta era così felice che alla prima occasione raccontò tutto alla mamma. La signora Olimpia pensò che fosse qualche scherzo tanto che rispose: - Devi essere davvero una piccola santa perché la Madonna ti sia apparsa! In realtà niente poteva essere più straordinario. Proprio per questo le notizie corsero come il fuoco nel campo. Il giorno dopo tutti nel villaggio sapevano. La mamma di Lucia, la signora Mariarosa pensò che i fanciulli mentissero e diede uno schiaffo alla figlia, dicendo: - Ah, no! Non avrò una figlia bugiarda! Il giorno dopo la signora Mariarosa portò Lucia a parlare con il signor parroco. Questi fu però più buono e le fece solo alcune domande. Dopo disse alla mamma Mariarosa che non doveva preoccuparsi, né castigare la figlia. Concluse che forse si trattava solo di immaginazione... La signora Mariarosa e la signora Olimpia decisero di trattare i figli come se non fosse successo niente. Sperarono così, che i tre dimenticassero l'argomento. Ma, come avrebbero potuto dimenticare la splendente Signora? Successe esattamente il contrario. I tre pastorelli parlavano e pensavano alla signora in tutti i momenti e costò loro molto l'attesa di poterla vedere un'altra volta nel giorno tredici di giugno.

                                             La Signora viene per la seconda volta

I tre avevano programmato di tornare a Cova di Iria il giorno tredici, ma Lucia sorprese i cugini dicendo loro che non andava ad incontrarsi con la Signora. - Il tredici giugno è il giorno del patrono Sant'Antonio e io vado alla festa con la mamma - disse Lucia. Giacinta, pallida di spavento riuscì a malapena a rispondere: - Lucia, come puoi non venire a Cova? Tu promettesti alla Signora che saresti andata! Però noi andiamo, parlo io con la Signora! Lucia continuò un poco insicura: - No, io non vado. Guarda, se la Signora chiede di me, dille che io non vado perché temo che sia il diavolo. Francesco e Giacinta non potevano credere che una persona così bella potesse essere il demonio, tanto meno potevano pensare all'ipotesi di andare senza Lucia. - Come puoi dire questa cosa, Lucia? - le chiese Giacinta in lacrime - Il demonio è orribile e scuro non potrebbe mai apparire tanto amabile e luminoso come la Signora che abbiamo visto! Francesco aggiunse: - Come potremo andare là soli? La Signora parla solo con te ed io non posso neppure udirla! Ma Lucia non sembrava voler cambiare opinione. Era decisa ad andare alla festa. Al mattino del giorno tredici, Francesco e Giacinta erano dispiaciuti di recarsi a Cova di Iria senza la cugina. Tutta la famiglia era andata alla festa ed erano soli in casa. Giacinta pregava con fervore quando, con sua enorme sorpresa vide Lucia spuntare dalla curva della strada in fretta. - Allora, voi non andate? Chiese Lucia. - Senza te noi non osiamo andare! Corri, vieni! - Vengo subito! - fu la risposta immediata. Allegri come non mai si misero a correre per raggiungere lo stesso leccio dove avevano avuto la visione celestiale. Questa volta però, non stavano soli. La notizia si era diffusa e circa cinquanta persone già si trovavano là. Molti volevano vedere con i propri occhi ciò che i ragazzi avevano raccontato. Mentre aspettavano mezzogiorno si inginocchiarono e cominciarono a pregare il Rosario. Alcune persone sussurravano loro alle orecchie le richieste, altre li guardavano dubbiosi. Alla fine della prima corona Lucia esclamò: - Guardate là, la Signora sta già arrivando. Così come la prima volta ci fu un raggio di luce e la Signora apparve in piedi sopra i rami del leccio. Solo Lucia parlò: - Che cosa vuoi da me, mia Signora? - Voglio che veniate qui il giorno tredici del prossimo mese, che recitiate tutti i giorni il Rosario e che impariate a leggere e poi dirò ciò che voglio. Lucia, allora, le chiese di guarire una persona. La Signora le rispose che se si fosse convertita sarebbe guarita proprio nello stesso anno. - Volevo chiedere di portarci in cielo - le disse Lucia. - Sì, Giacinta e Francesco li porterò presto, ma tu rimarrai più a lungo. Gesù vuole servirsi di te perché tu mi faccia conoscere e amare. - Resto qui da sola? - chiese Lucia addolorata. - Sì, figlia. E tu soffrirai molto? Non scoraggiarti; io non ti lascerò mai. Il mio Cuore Immacolato sarà il tuo rifugio e il cammino che ti condurrà a Dio. Dicendo questo aprì le mani come aveva fatto la prima volta e trasmise un riflesso di luce immensa. In essa i tre si videro come immersi in Dio. Nel palmo della mano destra della Signora c'era un cuore circondato da spine che vi si conficcavano. Capirono che era l'immacolato cuore di Maria ferito dai peccati dell'umanità e chiedeva riparazione. Infine la Signora incominciò ad alzarsi e ad allontanarsi verso est fino a sparire. Le persone intorno parlavano tutte nello stesso tempo. Alcune non credevano che quei pastorelli avessero visto la Signora e dicevano che mentivano. Li tempestarono di domande e perfino di insulti. Altre avevano notato qualcosa di diverso sul leccio... e piangevano emozionate. Francesco e Giacinta corsero subito verso casa desiderosi di raccontare alla mamma che la Signora li avrebbe portati presto in cielo. Lucia invece si mise in cammino lentamente pensierosa. Rifletteva sul grande cambiamento che era avvenuto nelle loro vite.

Un grande segreto

Il tredici luglio, un mese dopo. Questo doveva essere il terzo incontro con la Celeste Signora. A mezzogiorno stavano aspettando nello stesso luogo. C'erano anche circa cinquecento persone che si accalcavano nel luogo per contendersi il posto. Tutti immaginavano di poter vedere la Celestiale Visitatrice. Un raggio di luce brillò all'orizzonte; si fece silenzio e Lucia cominciò a parlare come le altre volte: - Mia Signora, cosa vuoi da me? Al che la Signora rispose: - Voglio che torniate qui il tredici del prossimo mese; che continuiate a pregare il rosario ogni giorno in onore di Nostra Signora del Rosario per ottenere la pace per il mondo e la fine della guerra. Solamente lei potrà esaudirvi. Lucia allo stesso tempo chiese alla Signora di compiere un miracolo perché tutti credessero. La Signora rispose: - Continuate a venire qui tutti i mesi. In ottobre dirò chi sono e ciò che voglio. Farò un miracolo che tutti dovranno vedere per credere. Dopo continuò: -      Sacrificatevi per i peccatori e dite molte volte, soprattutto quando farete qualche sacrificio: - O Gesù, è per tuo amore, per la conversione dei peccatori e in riparazione dei peccati commessi contro il Cuore Immacolato di Maria. In seguito la Signora svelò loro un segreto che Lucia qualche tempo dopo rivelò: - Dicendo queste parole la Signora aprì nuovamente le mani come aveva fatto nei due mesi precedenti, il riflesso che da esse partì sembrò penetrare la terra e vedemmo come un mare di fuoco. Immersi in questo fuoco vedemmo i demoni e le anime come se fossero tizzoni trasparenti e scuri con forma umana che fluttuavano nell'incendio portati dalle fiamme da cui uscivano insieme nuvole di fumo. In ogni parte grida e gemiti di dolore e di disperazione che mettevano orrore e facevano tremare di paura. I demoni avevano forme orribili e sagome di animali spaventosi e sconosciuti, ma erano trasparenti come carboni accesi. I pastorelli erano così spaventati che, se la buona Signora non avesse promesso che li avrebbe portati in cielo, sarebbero morti di paura e di terrore. Avevano appena avuto visione dell'inferno! La Signora continuò: - Avete visto l'inferno nel quale finiscono le anime dei poveri peccatori. Per salvarle Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato. Se farete quanto vi ho detto si salveranno molte anime e avranno la pace. La guerra finirà. Ma se non smetteranno di offendere Dio, sotto il papato di Pio XI ne inizierà una peggiore. Quando vedrete una notte illuminata da una luce sconosciuta, sappiate che è il grande segnale dato da Dio che punirà il mondo per i suoi crimini con la guerra, la fame, la persecuzione alla Chiesa e al Santo Padre. Per evitare ciò, verrò a chiedere la consacrazione della Russia al mio Cuore Immacolato e la comunione riparatrice nei primi sabati. Se ascolteranno le mie richieste la Russia si convertirà; diversamente si diffonderanno nel mondo i suoi errori provocando guerre e persecuzioni alla Chiesa. I giusti saranno martirizzati, il Santo Padre dovrà soffrire molto, diverse nazioni saranno distrutte. Alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà. Il Santo Padre mi consacrerà la Russia che si convertirà e al mondo sarà concesso un tempo di pace. Nel Portogallo si conserverà sempre il dogma. della fede. Quando reciterete il Rosario dite dopo ciascun mistero: - O Gesù mio perdonaci, liberaci dal fuoco dell'inferno, porta in cielo tutte le anime specialmente le più bisognose della tua misericordia. Quando la Signora se ne andò, i tre erano così stanchi che non si reggevano in piedi. Incise nelle loro memorie stavano per sempre le fiamme terrificanti dell'inferno.

Il sequestro

La notizia che i tre piccoli pastori vedevano una "Signora Celeste" e che da lei avevano ricevuto un segreto esplose come il fuoco nella polvere. I loro nomi comparvero sui giornali di tutto il paese. Questo infastidì alcune persone che non credevano in Dio. Una di queste persone era il Sindaco di Vila de Ourem. Egli sembrava molto arrabbiato quando chiamò i genitori dei pastorelli per chiedere loro spiegazioni: - Che cosa è questa storia di bambini che vedono una Signora Celeste? Cosa significa? Voi credete davvero in creature del cielo? È ormai tempo di smettere di credere in queste cose folli! Ho persino sentito dire che c'erano più di cinquemila persone l'ultima volta. Ridicolo! Se non la smetterete il paese intero verrà a Fatima per vedere questa Signora. E necessario porre fine a tutto ciò proprio subito! Il Sindaco di Ourem era un uomo molto scaltro. Per mettere in pratica i suoi progetti, ideò un piano diabolico che fece molto soffrire i pastorelli. Quando il tredici di Agosto erano pronti per recarsi a Cova di Iria per incontrarsi con la bella Signora per la quarta volta, un grande carro con i cavalli ostruì la porta della casa di Lucia. Da quella porta uscì solo il Sindaco di Ourem. Dopo aver salutato tutti, chiese gentilmente il permesso di portare i tre a Cova di Iria. Tutti rimasero impressionati e pensarono che finalmente si era convertito. Il signor Marto cercò di impedirlo... era tardi, i tre stavano già sul carro. I pastorelli intanto nel fondo del loro cuore erano spaventati. Presagivano che qualcosa di brutto stava per accadere. Come i cavalli si diressero in fretta fuori del villaggio, subito capirono che erano stati ingannati. Lucia parlò per prima: - Per favore, signore, noi vogliamo andare a Cova di Iria. Siamo sulla strada opposta. - Io voglio solo che facciate un piccolo percorso fino ad Ourem. Voglio che parliate con un sacerdote del luogo. Francesco era nervoso: - Per Ourem? Ma non c'è tempo! La Signora viene solo a mezzogiorno in punto, arriveremo in ritardo. - Hai dimenticato, ragazzo che questi sono i migliori cavalli della regione? Andremo a Ourem e torneremo in un batter d'occhio. Questo li calmò un poco, però continuavano ad essere ansiosi. Arrivando ad Ourem videro che il carro passava davanti alla chiesa senza fermarsi, per fermarsi un poco più avanti, davanti ad un grande edificio. Il Sindaco si girò verso di loro con uno sguardo veramente malizioso e disse fra i denti: - Voi siete realmente bambini ostinati e disobbedienti. Con le vostre bugie circa la famosa "Signora Celeste" di Cova di Iria avete provocato molta confusione e meritate di essere puniti. O negate di aver visto qualcosa e mi dite questo vostro "Segreto", o non potete immaginare cosa vi farò! In seguito entrarono nell'edificio e dopo aver attraversato lunghi corridoi giunsero davanti ad una porta con le grate. All'interno videro un gruppo di uomini rozzi con fisionomie minacciose. Si resero conto che stavano nella prigione di Ourem. Gli uomini che li guardavano sorpresi attraverso le grate erano dei criminali! Il carceriere aprì la porta e li spinse in mezzo a quei condannati. È chiaro che rimasero molto spaventati, ma una cosa li preoccupava ancora di più. In quello stesso momento la Signora avrebbe dovuto apparire a Cova di Iria, ma essi non erano là. Non sarebbe rimasta delusa? Intanto uno dei prigionieri gridò: - Ebbene, abbiamo compagnia ragazzi! - Da quando ci mandano bambini? - mugugnò un altro. - Sono certamente borsaioli - disse ridendo un terzo. - Cosa hai rubato ragazzo? Ma Francesco con coraggio rispose: - No, noi non siamo borsaioli, signore. Noi siamo qui perché una bella Signora ci è apparsa a Fatima. Il signor Sindaco afferma che stiamo mentendo, ma non è vero! L'uomo guardò spaventato: - Che pazzia è questa? È meglio che non facciate arrabbiare il Sindaco, non è un uomo con cui si giuochi - disse. - Egli può mettervi in castigo se continuate ad inventare storie! - Mai, signore; noi non stiamo inventando storie - gli disse Giacinta. - E vero - aggiunse Francesco - anche se il signor Sindaco ci imprigiona per sempre noi non diremo mai che Ella non ci è apparsa, perché è la pura verità. Fu sufficiente perché quei condannati cominciassero a mormorare tra loro. Dubitarono che qualcosa di serio stava succedendo. I dodici rintocchi della campana della chiesa indicarono che era mezzogiorno. Allora a Giacinta venne un'idea. Se non potevano essere a Cova di Iria potevano almeno pensare alla Signora e recitare il Rosario. Tolse una medaglia dal collo e chiese ad uno dei prigionieri che l'appendesse alla parete. Dopo i tre pastorelli si inginocchiarono proprio lì e incominciarono a pregare a voce alta. All'inizio, appena iniziarono le preghiere gli uomini stavano zitti. Ma a poco a poco alcune voci rudi cominciarono ad accompagnarli nelle Ave Maria. Non passò molto tempo che la maggior parte dei prigionieri stava in ginocchio. Quelli che non pregavano mantenevano un rispettoso silenzio. Di fianco a Francesco c'era un prigioniero che aveva in testa il berretto; il bambino, vedendolo, gli disse: - Signore se vuole pregare deve togliere il berretto. Il poveraccio con vergogna si scoprì rapidamente il capo. Dopo di che quegli uomini rozzi iniziarono a considerare più seriamente i tre piccoli eroi e tentarono di consolarli. Ma come? Uno di loro soffiò nell'organetto che cominciò a suonare. L'altro prese Giacinta per le braccia per danzare il fandango, ma alla piccola non andava di far festa e chiese di essere lasciata tranquilla. L'organetto non suonò più e l'ambiente tornò ad essere triste. Senza capire come, si avvicinarono alla finestra, parlavano pianino, finché Francesco chiese: - Perché i nostri genitori non verranno a prenderci? La risposta non era facile. I tre stavano lì abbandonati come Nostro Signore Gesù Cristo durante la passione. Questo pensiero li faceva soffrire terribilmente. Lucia parlò a voce alta per tentare di cambiare argomento: - Cosa ci faranno adesso? - Non lo so - disse Francesco. - forse ci picchieranno, se lo facessero dobbiamo essere pronti ad offrire questo a Dio per i poveri peccatori. Il ricordo dei peccatori che venivano condannati all'inferno fece loro ricordare rapidamente ciò che la Signora aveva loro chiesto: preghiere e sacrifici. Quasi allo stesso tempo iniziarono a dire a bassa voce la preghiera che Ella aveva loro insegnato: - O mio Gesù, io ti offro questo per tuo amore, per la conversione dei peccatori, in riparazione delle offese contro il Cuore Immacolato di Maria.

Una pentola di olio bollente

Giacinta, Francesco e Lucia erano prigionieri da tre giorni quando insperatamente il Sindaco tornò, era sicuro che li avrebbe trovati pronti a svelare il segreto. Deve, essere rimasto molto contrariato vedendo che stavano ancora molto forti nella fede, ma non si diede per vinto. Decise di mettere in pratica la parte più terribile del suo piano diabolico. Con gli occhi iniettati di odio, gridò loro: - Ascoltate bene voi tre! O mi dite la verità riguardo la Signora o vi cuocerò vivi tutti e tre in una pentola di olio! - Ma signore, noi abbiamo già detto la verità – risposero - La Verità? Cari miei ostinati, voi non sapete cosa è la verità! Smettetela subito con questa follia. Esattamente in questo momento ho una pentola piena di olio che bolle in cucina, pronta ad aspettarvi. Giacinta, qual è il segreto che la Signora vi ha rivelato? La poverina tremava di paura, ma rispose con fermezza: - Io non posso rivelarlo, signor Sindaco. Il Sindaco pieno di rabbia, chiamò il custode che stava fuori della porta e gli chiese: - L'olio sta già bollendo? -     Sì, signor Sindaco - rispose il custode. - Andiamo, prendi questa ragazzina e mettila nella pentola. Il custode spinse Giacinta fuori dalla cella. Era arrivata l'ora del martirio. I tre offrirono la loro vita a Nostro Signore per i poveri peccatori ed erano disposti a morire coraggiosamente. Francesco recitò un'Ave Maria per avere la forza e parlò ad alta voce: - Che cosa importa se ci uccideranno, tra poco andremo in cielo. Dopo alcuni minuti la porta si aprì di nuovo e il custode tornò con il Sindaco che gridò: quella è già fritta! - e guardando Francesco disse: - Suvvia, butta fuori questo segreto. - Non posso signor Sindaco - rispose allo stesso modo il piccolo. - Non puoi? Questo è affare tuo, morirai come la tua sorella. Il custode  trascinò Francesco fuori dalla cella lasciando Lucia nelle mani del carnefice: - Dopo toccherà a te. Sarebbe meglio che tu mi raccontassi il segreto. - Preferisco morire - rispose Lucia tremando. - Va bene, morirai! La povera Lucia prestò attenzione per ascoltare le grida dei suoi cari cugini. Il suo corpo tremava tutto di paura. Si immaginò a bruciare nell'olio bollente e cadde in ginocchio mormorando: - Per favore, buona Signora, io non posso violare il segreto, aiutami a morire bene come Francesco e Giacinta, senza dare un grido. Quando terminò questa preghiera il guardiano la prese per un braccio, la guidò per un corridoio scuro fino alla cucina, dove incontrò la moglie del Sindaco. Quando varcò la soglia i suoi occhi brillarono di gioia. Là stavano Francesco e Giacinta smorti per la paura, ma sani e salvi. - Non c'è olio bollente - esclamò Francesco buttandosi nelle braccia di Lucia - Volevano solo spaventarci. - Sì - completò Giacinta - Egli pensò che non saremmo stati capaci di morire per la Signora, ma noi per questo eravamo pronti. Tu pure lo eri, non è vero, Lucia? Come svegliandosi da un sogno, Lucia accennò con la testa per dire di sì. Dopo si sciolsero in lacrime... di gioia. - Oh, io avevo tanta paura! Ma sarei morta mille volte prima di rompere la promessa fatta alla Signora. Ella era così amabile, così buona! Il sindaco era proprio fuori di sé. Si rese conto che non sarebbe riuscito a ottenere nulla dai tre. Fu obbligato a riconoscersi sconfitto e a rimandarli alle loro case.

La signora venne

Nella regione, tutti seppero del fatto e i tre pastorelli cominciarono ad essere ammirati come veri eroi. Ma non capivano perché i loro genitori non fossero andati a prenderli alla prigione. - Ma, perché non siete venuti ad aiutarci? - domandò Lucia alla mamma. - Ebbene, figlia - rispose la signora Mariarosa - Io ho pensato che avreste potuto inventare questa storia. Allora, ho concluso che se fosse stata una menzogna avreste avuto la punizione che meritavate, o nel caso fosse stata la verità la verità, la Signora vi avrebbe aiutati. È chiaro che i genitori dei pastorelli avrebbero mai immaginato che il Sindaco fosse tanto crudele. Quando seppero ciò che aveva fatto ai figli rimasero indignati. Però ringraziarono Dio per averli aiutati a tornare a casa e si tranquillizzarono. Dopo che le cose si furono un po' calmate la signora Olimpia disse seriamente a Giacinta: - In ogni modo, penso che la tua Signora sia venuta davvero. – Cosa ha detto mamma? - chiese Giacinta. -Bene, c'era molta gente in quel giorno aspettando il vostro arrivo. Ma verso mezzogiorno si sentì un tuono. Tutti rimasero sorpresi visto che il giorno era sereno. Improvvisamente apparve un raggio di luce tanto intenso che fu visto chiaramente anche in pieno giorno. Dopo il sole incominciò ad oscurarsi e una bella nuvola bianca si posò sopra il leccio e lo copri completamente. Si fermò lì appena alcuni istanti e partì. Tutti rimasero attoniti e capirono che qualcosa di straordinario era successo. Lo scontento cessò immediatamente, subentrò al suo posto la ribellione quando si seppe che voi eravate stati rapiti. - Avete visto! - disse Lucia ai due cugini - la Signora è venuta, ma è andata via perché noi non eravamo là. - Che peccato! - mormorò Francesco. - Sì, che peccato, pensare che noi l'abbiamo perduta. E pensare che lei può essere rimasta delusa. Il giorno dopo, 19 agosto, Lucia e Francesco da soli portarono le pecore a pascolare in una proprietà chiamata Loca do Cabeco che è più vicina al villaggio. Li, i due, seduti sopra le bianche pietre conversavano tristi. - Sto pensando se dovremo aspettare fino al prossimo mese per vedere nuovamente la Signora - disse Francesco a Lucia. - Io non so... sto pensando se avremo appena cinque visite anziché sei - rispose Lucia. Improvvisamente l'aria cominciò a farsi più fresca ed il sole ad oscurarsi. Lucia guardò in alto e il suo cuore batteva forte. Pensò subito a Giacinta che era rimasta in casa. Nello stesso momento vide il suo fratello Giovanni che veniva dalla strada e gli gridò dandogli una moneta: - Svelto Giovanni, corri fino a casa, di' a Giacinta che venga immediatamente, perché la Signora sta per arrivare. Dopo alcuni minuti ci fu un rumore di tuono e un lampo e lì c'era la Signora sopra la cima di un altro leccio un po' più grande di quello di Cova da Iria. Giacinta arrivò trafelata, ma contenta. Come era felice nel vederla un'altra volta. Lucia parlò per prima: - Cosa vuole, Signora da me? - Voglio che continuiate ad andare a Cova di Iria il tredici di ogni mese, e che continuiate a recitare il rosario tutti i giorni. Nell'ultimo mese farò un miracolo perché tutti credano. In quel momento il suo aspetto si fece serio: se non vi avessero portati ad Ourem, il miracolo sarebbe ancora più grande. Sì, la Signora aveva visto tutto dal cielo. Aveva visto il peccato del Sindaco, la indifferenza delle persone, perciò, per castigo, avrebbe fatto un miracolo più piccolo. Poi Lucia le chiese cosa dovevano farne dei soldi che molte persone lasciavano a Cova di Iria. Al che la Signora rispose con voce serena e celestiale: - Si facciano due portantine; una portala tu con Giacinta, con altre due bambine vestite di bianco, l'altra la porti Francesco con altri tre bambini. Le portantine sono per la festa di Nostra Signora del Rosario. Quello che avanzerà è per aiutare a costruire una cappella. Lucia chiese alla fine la guarigione di alcune persone. La Signora rispose che ne avrebbe fatto guarire alcune durante l'anno. In quel momento il suo volto si fece triste e disse: - Pregate, pregate molto e fate sacrifici per i peccatori. Molte anime vanno all'inferno perché non c'è nessuno che si sacrifichi per loro. Dicendo questo incominciò ad alzarsi verso il cielo. Dopo la partenza della signora Francesco ebbe l'idea di togliere alcuni rami dal leccio su cui ella si era posata. Tutti rimasero meravigliati vedendo che dalle foglie si diffondeva un profumo dolce e sconosciuto.

Francesco

La Signora aveva raccomandato che non si dimenticassero dei poveri peccatori. Per questo i tre incominciarono a fare sacrifici maggiori. A volte tralasciavano di bere mentre erano nel prato sotto il sole. In altre occasioni accettavano le umiliazioni in silenzio. Ma ancora non erano soddisfatti, volevano salvare più peccatori. Un certo giorno mentre conversavano su cosa avrebbe consolato Gesù, Francesco vide una corda ruvida sul pavimento, la prese e disse: - Consolare nostro Signore è soffrire con lui per i peccati degli uomini. Per esempio, se legassimo questa corda intorno al corpo! Questa ci farebbe soffrire come i nostri peccati causano sofferenze a Gesù crocifisso. I tre spinti da un enorme desiderio di consolare Gesù divisero la corda e la misero intorno alla vita. Giacinta aveva le lacrime agli occhi, ma diceva sempre: - È per la conversione dei peccatori. Francesco si ricordava anche che la buona Signora gli aveva detto che doveva recitare molti Rosari. A volte lasciava i giuochi e la gente lo incontrava inginocchiato dietro il muro o dietro qualche albero. - Francesco, cosa stai facendo? - chiedevano. - Sto pensando al buon Gesù e come è triste per le offese commesse dalle persone. Io volevo consolarlo e tenergli un po' compagnia. - Che cosa preferisci? Convertire i peccatori o consolare il buon Dio? - gli chiese Giacinta. - Consolare il buon Dio. Io per prima cosa preferisco consolare Dio, poi convertire i peccatori, perché Egli non venga più offeso - rispose sinceramente, senza capire che aveva scelto il meglio.

La quinta visita

Quanta gente in Cova di Iria il tredici di settembre! Nei prati dove i tre pastorelli erano abituati a giocare allegri e spensierati c’erano adesso ricchi e poveri, operai e signori, anziane pie e signore vestite con eleganza, seminaristi e persino sacerdoti. Tutti pregavano, volevano chiedere alla Signora qualche grazia: che salvasse i figli dalla guerra, che curasse un parente ammalato.. Nelle strade c'erano file interminabili. Cominciarono ad arrivare all'alba e già c'erano ventimila persone. A mezzogiorno si fece un completo silenzio, si sentiva appena il bisbiglio delle preghiere. Improvvisamente risuonano grida di gioia, si sentono voci lodare la Vergine e delle braccia si alzano ad indicare qualcosa in alto. - Guardate, non viene? - gridò qualcuno. In quel momento si vide chiaramente una palla luminosa che sorgeva lontana nel cielo e che si avvicinava lentamente. Tutto sembrò cambiare colore: azzurro, arancione, viola.. .Tutti erano attoniti. Il globo si era posato sul leccio. I più vicini sentivano un leggero bisbiglio come di qualcuno che parlasse a bassa voce - la nostra Signora stava lì. Era venuta per dire ai nostri pastorelli che continuassero a recitare il Rosario, che nel mese seguente avrebbe fatto un grande miracolo. E prima di partire soggiunse maternamente: - Dio è contento dei vostri sacrifici, ma non vuole più che dormiate con la corda, usatela solo di giorno. E salì lentamente verso il cielo.

Il grande giorno

I1 tredici di ottobre lungamente atteso, finalmente era arrivato. Questo sarebbe stato il giorno del grande miracolo. Nella Cova di Iria c'era molta gente, ma non tutti erano allegri. La signora Maria Rosa, che ancora non credeva alla Signora, non era riuscita a dormire durante la notte, Molti le avevano detto che se non ci fosse stato il miracolo i tre bambini sarebbero stati linciati dalla moltitudine inferocita, era meglio prepararsi a morire. Appena il sole sorse, svegliò Lucia e le disse. - Lucia, andiamo alla chiesa a confessarci dal signor Parroco. Oggi certamente moriremo schiacciati dalla moltitudine. Ma Lucia rispose tranquilla. - Mamma, posso accompagnarti fino alla chiesa, ma non ho niente da confessare, ho la certezza che la Signora farà il miracolo. E la signora Rosa non insistette. Da parte sua la signore Olimpia aveva la sua stessa preoccupazione. Molte persone del villaggio erano venute a riferire ciò che si diceva ovunque: se non ci fosse stato il miracolo il popolo avrebbe ucciso i tre bambini, forse tutta la famiglia, avrebbe raso al suolo le case e distrutto tutto. Solamente il signor Marto continuava con calma, fiducioso che le cose sarebbero andate bene. Giacinta per incoraggiare tutti diceva: -    Se ci uccideranno, meglio, così andremo subito in cielo. Nel frattempo a Cova di Iria si riuniva gente da tutto il paese. Una moltitudine di settantamila persone era venuta dalle strade, la maggior parte a piedi sotto una pioggia fitta. Volevano vedere il miracolo ad ogni costo, altrimenti… Nessuno sapeva ciò che sarebbe potuto succedere. I tre pastorelli si misero i loro abiti migliori; Giacinta indossava il vestito bianco che era riservato per la Prima Comunione, Francesco la sua giacca più bella. Era il grande giorno: la Signora aveva promesso di dire chi fosse e che cosa volesse. Questa volta si misero in cammino più presto, perché avevano previsto l'enorme difficoltà che avrebbero incontrato per giungere fino al leccio. Superando le persone che si accalcavano lungo la strada sentivano allo stesso tempo richieste di preghiere, di guarigioni, di minacce... Mio Dio! Come finirà tutto questo? Con molto sforzo giunsero fino al leccio e si inginocchiarono. Tutti recitavano il Rosario, erano ansiosi di vedere il grande miracolo che la Signora aveva promesso. Quando terminarono il Rosario, videro un raggio di luce fra le nuvole scure. Lucia gridò: - Chiudete gli ombrelli! I tre guardarono nello stesso tempo verso l'alto per poter fissare per l'ultima volta quegli occhi materni. Ancora un istante ed Ella stava lì. - Cosa vuole da me, Signora?- chiese come al solito Lucia. - Voglio dirti che costruiscano qui una cappella in mio onore. Io sono la Signore del Rosario; che continuino a recitare il Rosario tutti i giorni. La guerra finirà, i soldati ritorneranno presto alle loro case. - rispose la Regina del cielo. In realtà tutti già sapevano che la Signora atri non era che la Madre di Dio. Ma ora lei stessa l'aveva detto! Lucia le chiese nuovamente la guarigione di alcuni ammalati e la conversione di altri. Al che la Signora rispose: - Guarirò alcuni, altri no. Essi devono cambiare vita e chiedere perdono per i loro peccati. Diventò, allora, più triste e disse: -Smettano di offendere Dio, nostro Signore, perché è già molto offeso. Allora successe un fatto meraviglioso. Mentre la Signora cominciava ad alzarsi, aprì le sue mani da cui uscirono raggi di luce in direzione del sole. -Guardate il sole! - gridò Lucia. Prima pioveva, ma in quel momento le nubi sparirono. Tutti videro il sole come un grande disco d'argento, brillava intensamente e tuttavia non accecava. Passati alcuni istanti cominciò a ballare, girando come un'enorme palla di fuoco. I suoi contorni diventarono rossi; cominciò a ballare di nuovo, muovendosi nel cielo e spargendo fiamme. Questo successe tre volte. Poi sembrò precipitare sopra la moltitudine terrorizzata zigzagando follemente. Alcune persone gridavano, altre pregavano ad alta voce. Ci fu persino chi confessava agli altri i propri peccati. Molti pensarono che stavano per morire. Tutto questo durò circa dieci minuti. Alla fine il sole zigzagò per tornare al suo posto. Brillava a distanza come se non fosse successo nulla. Gli abiti inzuppati di pioggia, ora erano completamente asciutti. Mentre al sole succedevano queste cose, i tre pastorelli videro qualcosa di nuovo. Tre scene apparvero loro nel cielo. La prima rappresentava i misteri del Rosario e la Sacra Famiglia: S. Giuseppe con il Bambino Gesù e la Madonna del Rosario. S. Giuseppe benedì la moltitudine facendo tre volte il segno di Croce; fece lo stesso il Bambino Gesù. Nella seconda scena, Lucia vide la nostra Signora dei Dolori senza la spada nel cuore e Gesù caricato della Croce sulla via del Calvario. Gesù benedisse la moltitudine. Finalmente la nostra Signora del Carmelo apparve coronata come la Regina del cielo e della terra. Teneva il Bambino Gesù vicino al cuore. Il miracolo si era realizzato e tutti adesso credevano che la Signora era apparsa. Ella non sarebbe più tornata. Lasciò al mondo un grande messaggio. Chiese a tutti che pregassero, che facessero penitenza e che smettessero di offendere nostro Signore. Era aperta la porta per stabilire l'Alleanza.

Giacinta e Francesco

Alcune settimane dopo la visita della Signora, i tre pastorelli si iscrissero alla scuola. Era per loro molto difficile, perché non li lasciavano in pace. Facevano loro ogni tipo di domanda. Oltre tutto Francesco, per quanto si sforzasse, non gli riusciva di concentrarsi sui libri. Alla prima occasione fuggì in chiesa per visitare il Santissimo Sacramento. S'inginocchiò a recitare il Rosario e a tenere compagnia a nostro Signore. Non aveva mai dimenticato la promessa fattagli dalla Signora, che presto sarebbe andato in cielo, né aveva dimenticato che, per questo, avrebbe dovuto recitare molti Rosari. Ma ora non gli era difficile pregare, aveva imparato a meditare con profitto i misteri del Rosario. Adesso la sua anima poteva già andare in cielo... Con l'autunno del 1918 arrivò l'influenza spagnola. Giacinta e suo fratello si ammalarono. Nelle prime due settimane Francesco stava molto male. Quando migliorò un poco, le persone cominciarono a dirgli che si sarebbe ripreso in fretta. Ma lui scuoteva la testa e diceva. - Io non guarirò più. Io morirò. - Sciocchezze - disse la sua madrina - ho fatto una promessa alla Vergine che se guarirai, venderò una quantità di grano pari al tuo peso, il ricavato lo darò per la cappella di Cova di Iria. - La Signora non dovrà compiere questa promessa, madrina! Io lo so molto bene. Anche Giacinta contrasse la malattia terribile e, un giorno che stava discutendo con Francesco a riguardo dell'offerta di sacrifici per i peccatori, la Signora del Rosario li visitò. Li guardava con indicibile bontà e dolcezza. I loro cuori si accesero nuovamente di una celeste allegria. Francesco era sicuro che Ella era venuto a prenderlo. Ma la Signora gli disse benevolmente. - Ancora no, Francesco; ma tra poco verrò a prenderti per portarti in cielo come ti ho promesso. Volgendosi a Giacinta le chiese. - Ti piacerebbe, Giacinta, continuare a soffrire per convertire più peccatori? A Giacinta sarebbe piaciuto andare in cielo con il suo fratello, ma rispose prontamente. - Rimarrò qui finché Dio vorrà! Porterò al cielo quante più anime potrò! La Signora sorrise. - Allora soffrirai molto, dovrai andare in ospedale proprio a Lisbona, ma accetta tutto per convertire i peccatori e consolare il Cuore Immacolato di Maria per amore di Gesù! Cominciò lentamente ad allontanarsi. Francesco ricuperò non del tutto le forze, ma chiese di fare la Prima Comunione. Sebbene non avesse finito il catechismo, il Parroco decise che era pronto di ricevere l'Ostia santa. Francesco chiese a Lucia e a Giacinta che lo aiutassero a prepararsi per la sua prima Confessione. Voleva assolutamente ricordare tutte le mancanze commesse. Dopo essersi confessato si comunicò per la prima colta. Nel ricevere Gesù sacramentato era fuori di sé per la gioia. Era il momento più felice della sua vita. Gli chiesero. - Francesco, non senti più i dolori? - No - rispose - il dolore è sparito. Nostro Signore gli aveva tolto il dolore mentre gli teneva compagnia. I tre rimasero un po' insieme a parlare delle cose del cielo. Ma Francesco si stancò e volle dormire. Quando Lucia e Giacinta uscirono dalla camera udirono suonare i rintocchi delle campane; si guardarono l'un l'altra. Sapevano che qualcuno era morto per l'epidemia e si chiedevano se Francesco non fosse stato il prossimo. Verso le sei del mattino seguente Francesco si svegliò da un profondo sonno, si sedette sul letto, indicò la porta e disse con gli occhi che brillavano: - Guarda, mamma! Guarda che bella luce! - Che luce, figlio mio? - Là, vicino alla porta! E' tanto bella! Ma la signora Olimpia non vide nulla. Lo aiutò a sistemarsi nel letto e uscì dalla camera quando entrò la madrina. Francesco le tese le braccia e disse. - Desidero chiederti scusa per tutti i fastidi che ti ho causato, madrina! Ella annuì gentilmente e si sedette al suo fianco. - Cerca di stare tranquillo - gli disse. È l'unico modo di stare bene nuovamente. Ma mentre parlava, qualcosa del viso di Francesco l'attraeva, c'era in esso tanta pace, tanta serenità, tanta luce... Francesco stava già in cielo... Giacinta rimaneva da sola senza il caro fratello, a soffrire per la conversione dei peccatori. Già cominciava a fare miracoli. Un cugino di Lucia, ragazzo avventuriero, era fuggito di casa da varie settimane. Giacinta cominciò a chiedere alla Signora che lo facesse ritornare. Alcuni giorni dopo tornò raccontando una fantastica storia riguardo a Giacinta.  Il disgraziato aveva consumato tutto il denaro che aveva; s'era messo a rubare, era stato arrestato e messo nella prigione di Torres Novas. Una notte era riuscito a fuggire e a nascondersi nella foresta, ma scoppiò una terribile tempesta e s'impaurì. Cadde in ginocchio, chiese perdono dei suoi peccati e la grazia di tornare a casa sano e salvo. In quel momento una bambina apparve nel buio, lo prese per mano e lo condusse alla strada indicandogli la direzione da seguire. Riconobbe la fisionomia di Giacinta che nel frattempo era scomparsa. Al mattino lo sfortunato vide che stava vicino a Fatima e corse verso casa. Quando Lucia chiese a Giacinta come poteva essere successo questo, rispose che aveva pregato molto per il ragazzo.

                                             La partenza di Giacinta

Dopo sei mesi la salute di Giacinta peggiorò. I suoi genitori permisero che fosse ricoverata nell'ospedale di Ourem. Ma la piccola non voleva andare, perché sapeva che non sarebbe guarita. Lucia le ricordò la promessa che aveva fatto alla Signora, di aiutarla a salvare più peccatori. Questo le diede coraggio per lasciarsi portare. I due mesi che passò nell'ospedale di Ourem furono un martirio, ma la sua salute non migliorò e i genitori la portarono a casa, Giacinta arrivò a pensare che la Signora avesse mutato i suoi piani e che l'avrebbe lasciata morire a casa, ma un giorno la Signora le apparve nuovamente e le disse che sarebbe stata portata in un altro ospedale e che sarebbe morta là da sola per "salvare più peccatori". Dopo un po' di tempo un medico famoso arrivò a Fatima con alcune signore caritatevoli che volevano portare la piccola a Lisbona per essere curata in un ospedale ben attrezzato. Fu una decisione difficile per il signor Marto, nonostante ciò, non voleva negare l'autorizzazione, se questo era l'unico mezzo per salvare la sua carissima figlia. Dovette cedere. Madre e figlia partirono per   Lisbona in lacrime. Quel piccolo angelo sapeva che non avrebbe più rivisto la sua casa e la sua cara cugina. Anche Lucia lo sapeva, tutte due offrirono questo sacrificio alla Signora. Accomiatandosi da Lucia, Giacinta la guardò profondamente negli occhi e le disse: - Di' a tutti che Dio concede le grazie per mezzo del Cuore Immacolato di Maria. Se io potessi mettere nel cuore di tutta la gente la fiamma che mi brucia dentro il petto e far amare tanto il Cuore Immacolato di Gesù e di Maria! Aggiunse piangendo. - Non ci rivedremo mai più. Prega molto per me, finché io andrò in cielo. Quando sarò là, chiederò molto per te. A Lisbona, Giacinta fu accolta in un orfanotrofio diretto da suore. Senza dubbio era un sollievo stare tra persone dedite alla carità! Le guardava come anime scelte da nostro Signore, specialmente la madre Godinho che si era affezionata fin dal primo momento a quella "piccola santa". Giacinta la chiamava affettuosamente "madrina". Il Cuore Immacolato di Maria aveva, però, riservato per Giacinta un'altra consolazione, che ella lei giudicava la più grande di tutte. La sua camera dava direttamente sulla cappella e così poteva pregare guardando direttamente il Tabernacolo, dove stava nostro Signore nascosto come era solita dire. La santissima Vergine portava al suo figlio Gesù quel cuore ardente di amore. Due settimane dopo veniva portata all'ospedale Signora Stefania, l'ultima stazione del suo calvario. L'operazione, mal riuscita venne fatta senza anestesia totale, fu applicato un anestetico locale per lenire i dolori.. Le furono tolte due costole per facilitare il drenaggio, lasciando una piaga aperta che permetteva l'entrata di un pugno. Tra atroci dolori la "piccola santa" diceva appena: - Ahi, Signora! Ahi, Signora! Infine il medico si mostrò fiducioso, ma Giacinta era di opinione diversa. Soffrì dolori violenti per sei giorni. Nella notte del sedici febbraio del 1920 disse a madre Godinho, sua madrina che aveva visto la Signora e che le aveva tolto tutti i dolori. La mattina dopo parti per il cielo.

 

Pellegrinaggio Fatima 2005

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Ama chi ti ama, scorda chi ti scorda, ma non dimenticare chi sempre ti ricorda. Scorderai i fatti, scorderai i guai, ma i veri amici non li scorderai mai. Monica Costa.