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Bergen Belsen Originariamente si trattava di una serie di
baraccamenti per un campo di lavoro che fu poi abbandonato e trasformato in
casermaggio. In seguito, nel 1941, vennero alloggiati qui dei prigionieri di
guerra russi, che furono decimati da una terribile epidemia di tifo. Nel 1943
Bergen Belsen divenne un vero Lager, con l'avvento delle SS che inquadravano
circa 500 deportati trasferiti da Natzwiller Struthof e da Buchenwald. Poi anche
questi furono sostituiti da altri deportati inadatti al lavoro, che venivano
lasciati morire di fame. Con l'occupazione dell'Ungheria nel 1944 furono
rinchiusi qui un migliaio di ebrei ungheresi, che avevano parenti benestanti
all'estero, con l'idea di barattarli con prigionieri di guerra tedeschi che si
trovavano nelle mani degli alleati. Ma sembra che il progetto non abbia mai
avuto seguito. Nel frattempo, data la situazione militare, da altri Lager
vennero fatti affluire a Bergen Belsen trasporti sempre più frequenti di
deportati - soprattutto donne - che vi arrivavano in condizioni indescrivibili.
Fu necessario alloggiarle provvisoriamente in grandi tende che furono poi
progressivamente sostituite da baracche di legno. Le condizioni igieniche e di
convivenza erano insostenibili, soprattutto quando scoppiò ancora una volta
un'epidemia di tifo, che non si riusciva a controllare. Dal febbraio 1945 al
marzo dello stesso anno morirono 25.165 delle 63.520 deportate; altre 19.000 non
erano più in condizioni d'essere salvate neppure dopo la liberazione del campo,
avvenuta il 15 aprile 1945. A Bergen Belsen fu deportata e morì pochi giorni
prima della liberazione anche Anna Frank, autrice del famoso Diario. Buchenwald Nel settembre del 1937 Buchenwald ospitava 5.382 prigionieri, ma alla fine dello stesso mese questi erano già 8.634. In tutto pare che per Buchenwald siano transitate 230.000 persone. I morti accertati e registrati ammontano a 56.554. Come sempre queste cifre sono inesatte dato che anche in questo Lager avvennero esecuzioni sommarie delle quali non è rimasta alcuna traccia. Buchenwald è stato uno dei campi affidati alla cosiddetta autogestione da parte dei «triangoli verdi» cioè di delinquenti comuni. I prigionieri politici, contrassegnati dal «triangolo rosso» dopo aspre contese ebbero il sopravvento e poterono arginare il potere dei «verdi» che si esprimeva soprattutto in delazioni e in violenze nei confronti dei propri simili. Buchenwald si distingueva dagli altri campi perché lì, più che mai, fu sperimentato ed applicato lo sterminio a mezzo del lavoro. La costruzione stessa del campo, delle strade e
delle installazioni accessorie fu portato a termine a costo di un'ecatombe di
deportati. Le cifre che si sono potute accertare di cono solo in parte la verità
su questa vicenda. Oltre alla costruzione del campo, i deportati furono
utilizzati come manodopera nei 130 comandi esterni e sottocampi situati nelle
vicinanze degli stabilimenti industriali d'ogni genere, ma prevalentemente
orientati verso produzioni di interesse militare che, per ragioni varie, ma
prima di tutto di convenienza economica, avevano accettato i vantaggiosi
contratti d'appalto offerti loro dalle SS. La presenza fra i deportati di
numerosi dirigenti politici, in special modo del partito comunista, favorì i
contatti fra i vari gruppi nazionali esprimendosi in una solidarietà grazie
alla quale fu possibile aiutare i più deboli e perfino salvare da sicura morte,
nascondendoli con ingegnosi accorgimenti, alcuni che gli aguzzini avevano
condannato per motivi spesso futili. A poco a poco si costituì e si sviluppò
nel campo un movimento di resistenza che permise la costituzione di un comitato
clandestino internazionale che riuscì addirittura a creare una propria
organizzazione militare. Grazie al coraggioso contributo di deportati che
lavoravano nelle officine e nelle fabbriche d'armi dei dintorni, fu possibile
trafugare componenti di armi, che furono poi riassemblate di nascosto e che
servirono come dotazione a vere e proprie formazioni destinate ad intervenire al
momento opportuno. L'occasione venne quando nei primi giorni dell'aprile 1945 le
SS decisero di sgombrare il campo e fecero partire un primo convoglio di circa
28.000 deportati verso altri campi. Il comitato clandestino internazionale, a
mezzo di una emittente che era stata costruita in gran segreto, si mise in
contatto con le truppe americane che avanzavano nella zona, chiedendo immediato
aiuto e nello stesso tempo ordinando l'insurrezione generale. Quando gli alleati
giunsero a Buchenwald, il campo era già stato liberato dagli stessi deportati
ed il comitato internazionale ne gestiva la vita democraticamente. Era il 13
aprile 1945. Dachau Il campo di concentramento di Dachau è stato il primo istituito «ufficialmente» dal regime nazista, poche settimane dopo la presa del potere in Germania. Il campo, derivato dalla ristrutturazione degli edifici e dei terreni di una fabbrica di munizioni in disuso, era progettato, inizialmente, per 5.000 deportati. Esso fu un campo modello nel quale furono sperimentate e messe a punto le più raffinate tecniche di annientamento fisico e psichico degli avversari politici, cioè degli oppositori del regime, ai quali in un primo tempo quel Lager era dedicato come luogo di «rieducazione politica». I primi ospiti di Dachau furono funzionari e dirigenti del partito comunista. Poi vennero i socialdemocratici ed i cattolici. Ma quando uno dei prigionieri era anche ebreo il trattamento riservatogli era particolarmente avvilente e letale. Sin dall'inizio esisteva nel campo una «Compagnia di punizione» alloggiata in una baracca separata dalle altre. In seguito le baracche divennero due perché la forza di questa formazione speciale era progressivamente aumentata. In altre parole erano aumentate le sevizie, era diventato più duro il lavoro, insopportabile il regime di vita. I prigionieri venivano stroncati dalla fatica ma altri subirono l'inumana pena del bunker, dove molti languirono per mesi (se non soccombevano prima) incatenati, alimentati con pane ed acqua o costretti a stare in piedi, dentro cubicoli di cm. 60 x 60, senza luce né aria. Questo il trattamento, questo il sistema per eliminare dalla circolazione chi non era gradito al regime. Nei primi tempi i prigionieri erano destinati alle opere di completamento delle installazioni del campo, in lavori stradali e di sistemazione del territorio intorno al campo. Poi essi furono distaccati presso varie imprese appaltatrici delle forniture di materiali per impiego bellico, che si erano nel frattempo installate nella zona. A Dachau i nazisti affidarono la gestione interna del campo agli stessi deportati. Trattandosi di un campo a prevalente presenza di prigionieri politici, fu facile per loro trovare un comune linguaggio - quello dell'antifascismo - fra uomini che, man mano che l'invasione nazista si espandeva a macchia d'olio sull'Europa, venivano rastrellati nei loro paesi ed avviati a Dachau. In breve tempo Dachau fu una vera Babilonia: tedeschi, austriaci, russi, polacchi, francesi, italiani, cecoslovacchi, ungheresi vissero insieme, dividendosi la fatica, le umiliazioni, la violenza degli aguzzini. Un comitato antinazista clandestino consentì la convivenza di tutti, all'insegna della solidarietà. Dachau fu anche sede di infami esperimenti pseudoscientifici, i soliti esperimenti che avrebbero dovuto far conoscere i modi per salvare la vita ai combattenti del Terzo Reich, ma che costarono la vita a centinaia dei suoi oppositori. Progettato originariamente ed attrezzato per ospitare al massimo 5.000 detenuti, ad onta di successive estensioni e ramificazioni in innumerevoli sottocampi, Dachau fu sovraffollato al limite tale che tre persone dovevano dormire nello stesso letto, servirsi degli stessi impianti igienici, dividere il poco e pessimo cibo. Il 29 aprile 1945 gli americani che liberarono Dachau contarono 31.432 persone, più altre 36.246 presenti nei sottocampi e distaccamenti. Questi erano i superstiti rimasti sul luogo, ma non si conosce il numero di quelli che, poco prima dell'arrivo degli alleati, furono smistati con marce forzate verso Mauthausen e Buchenwald. Non è ancora stato possibile stabilire esattamente il numero dei morti di questo campo cui si attribuisce il triste primato di durata, di insopportabilità del regime di detenzione. L'anagrafe del campo ha registrato circa 45.000 decessi, ma questa è sicuramente una cifra irrisoria di fronte alla tragica realtà di Dachau. Dora Mittelbau Dora originariamente era un comando distaccato, dipendente da Buchenwald. Fu trasformato in campo autonomo solo negli ultimi anni della guerra, il 1° novembre 1944. L'allestimento di Dora e dei suoi annessi è legato alla storia delle armi segrete hitleriane e al bombardamento ed alla conseguente distruzione ad opera degli Alleati, della base aerospaziale di Pernemünde dove appunto si sperimentavano e si fabbricavano i missili di von Braun. In conseguenza di questi bombardamenti fu deciso di trasferire la fabbricazione dei missili al sicuro, in caverne già disponibili nel massiccio del Sudharz, le colline di Kohnstein, fin lì usate come deposito di carburante. In poco tempo furono fatti completare ai deportati due tunnel, della lunghezza di 1.800 metri, collegati con un sistema di numerose gallerie minori servito da una ferrovia interna a scartamento ridotto, che consentiva il trasferimento dei singoli componenti degli ordigni nella sala dove avveniva il montaggio. Dopo l'agosto 1944 altri tre grandi tunnel furono scavati per consentire maggior spazio alla produzione dei micidiali missili. I primi scaglioni di deportati sistemarono le caverne, impiantarono le officine e misero a punto le altre installazioni. Essi vivevano nelle caverne, dormivano in alveari costruiti all'interno dei tunnel, dandosi il cambio in modo che una squadra potesse riposare mentre l'altra era al lavoro. La ventilazione e l'illuminazione erano scarse ed insufficienti. Mancava qualsiasi installazione igienica per soddisfare i bisogni corporali, mancava l'acqua; la vita era un inferno. Molti deportati non hanno visto la luce del sole per mesi e mesi. Chi non era stroncato dalla fatica, chi non
veniva ucciso a bastonate o fucilato per supposto sabotaggio, poteva dirsi
fortunato. Nel marzo del 1944, per poter soddisfare le esigenze del campo,
furono portate a termine le baracche sulle alture delle colline perché oramai
lo spazio, nelle caverne, non consentiva di sistemare altri deportati e
soprattutto perché era necessario ampliare gli impianti per la produzione dei
missili. Così alle 12-16 ore di lavoro massacrante si aggiunsero i tempi di
trasferta e gli appelli di controllo tanto che il tempo disponibile per il
riposo si riduceva a poche ore. Nei venti mesi della sua esistenza, sono stati
registrati a Dora 138.000 deportati, dei quali più di 90.000 vi hanno perso la
vita. Tra di essi diverse migliaia di italiani, politici e anche militari,
trasferiti qui in spregio ad ogni convenzione internazionale sui prigionieri di
guerra. Le difficoltà di comprendersi a causa della diversità delle lingue non
impedirono il sorgere di un forte movimento di resistenza clandestina che
organizzava soprattutto dei sabotaggi. Se i missili nazisti non furono prodotti
nei tempi voluti e non furono sempre quel marchingegno di perfezione e di
mortale efficacia auspicato da Hitler, ciò è dovuto anche al fatto che le
lavorazioni erano costantemente ritardate e danneggiate dai deportati addetti
alla loro fabbricazione. Dora è stato liberato dagli americani il 15 aprile
1945. Esterwegen Nel cosiddetto Emsland, Esterwegen, assieme a Börgermoor, Aschendorfermoor ed altri, costituiva un sistema integrato di 15 campi di concentramento, noto sotto il nome cumulativo di «Moorlager» cioè campi nelle paludi. In un primo tempo questo complesso, sorto originariamente come penitenziario, è stato alle dirette dipendenze del Ministero della Giustizia e affidato alla custodia e alla gestione di reparti speciali della Gestapo. Poi, nell'autunno l936, anche questi campi passarono sotto la giurisdizione delle SS. Inizialmente, dunque, i prigionieri erano in maggioranza dei politici e militari tedeschi, contestatari dell'ideologia e della disciplina hitleriana. Nei Moorlager venivano inviati preferibilmente prigionieri politici, condannati alla pena capitale dai tribunali speciali del regime, pena che spesso veniva eseguita in luogo. Altri prigionieri, condannati a pene detentive, dopo averle espiate, ripartivano per altri Lager, per essere sottoposti ad una radicale e spesso mortale «rieducazione politica». Nei Moorlager i deportati dovevano estrarre la torba o prosciugare le paludi di Papenburg, secondo un progetto che fu poi abbandonato, perché troppo complesso e costoso. Esterwegen ed i campi collaterali furono allora utilizzati per lo smistamento di deportati di diversa provenienza, assegnati ai lavori forzati lungo le coste olandesi, norvegesi e francesi. Si stima che dal 1933 al 1945 siano transitate per Esterwegen circa 180.000 persone. Non si conosce il numero esatto delle vittime, perché nei registri del campo sono stati annotati soltanto 8.900 decessi. Da questi Lager uscì clandestinamente la prima documentazione sulle atrocità del regime concentrazionario hitleriano che, per vie traverse, poté essere diffusa nel mondo libero. Purtroppo non fu presa sul serio, perché i fatti esposti apparvero talmente incredibili da rasentare la follia. Quando le autorità competenti e l'opinione pubblica si resero conto della verità, era ormai troppo tardi. Flossenburg Dopo i campi di concentramento di Dachau,
Sachsenhausen e Buchenwald in un territorio non lontano da Beyreuth, Hitler
ordinò ad Himmler di far erigere il campo di Flossenburg, nella zona a nord-est
di Norimberga. Il luogo, abbastanza appartato, aveva nelle vicinanze una miniera
di granito che fu sfruttata con il lavoro dei prigionieri. Il lager era grande e
costituito da una trentina di baracche di legno ad un piano, ben allineate e
tutte uguali, inoltre vi erano gli edifici di servizio: cucina, lavanderia,
disinfezione, officine, prigione ed il piazzale per l'appello. Il campo era
circondato da un'alta recinzione di filo spinato percorso da corrente elettrica
affiancato da più torri di guardia e di notte illuminato a giorno.Il forno
crematorio era al di fuori della recinzione sui fianchi di una collinetta. Da
Flossenburg dipendevano 74 campi e comandi esterni fra i quali Theresienstadt
alcuni addirittura situati in Boemia e Sassonia. Ravensbruck Costruito nel 1938 sulle rive del lago Schwed vicino a Furstenberg, nel Mecklenburg a 80 km. a nord di Berlino,fù il più grande campo di concentramento femminile d'Europa. Vì furono costruite 32 baracche adibite all' "abitazione" dei prigioniere, uffici per l'amministrazione, case per le SS ed una fabbrica della Ditta Siemens Werke di Berlino. Vennero condotti molti esperimenti medici,come in molti altri campi di concentramento,fino al 30 aprile 1945,quando l' Armata sovietica liberò il campo. Sachsenhausen Situato a 35 Km. a nord di Berlino, nella zona di
Potsdam, il campo di Sachsenhausen fu istituito nel 1936. Uno dei più grandi
campi di concentramento in Germania, dove migliaia di persone trovarono la
morte. Comandante del campo era Kruger,distintosi per la sua ferocia e brutalità.
Molti furono uccisi per fucilazione, ma la maggior parte fu eliminata con i gas
di scarico dei camion. Altri deportati furono messi a disposizione delle
industrie installate nei dintorni. La Dest, la Daw, l'Aeg, la Siemens, l'Heinkel,
la Daimler-Benz utilizzarono la manodopera fornita dal lager. Anche in questo
come in altri campi furono effettuati esperimenti medici.
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