Progetto T4: l'Olocausto dei disabili            

 

 

 

Forse non tutti sanno che il genocidio nazista cominciò proprio dai disabili. Le persone handicappate, minori e adulte, furono le prime cavie designate di tutte le tecniche di annientamento, sterilizzazione e eutanasia sviluppate poi nella Shoah.

Le prime prove degli orrori nazisti, riguardarono proprio la persecuzione e i campi di uccisione dei disabili, anticamera dell’universo concentrazionario. Le campagne di sterilizzazione, internamento e deportazione delle persone handicappate, presero il via nei mesi immediatamente successivi all’ascesa di Hitler, trovando terreno fertile nelle teorie eugenetiche e nella difesa della razza. Dopo un’intensa campagna di sterilizzazione, si passò all’uccisione sistematica dei bambini disabili. Il progetto T4, l’eutanasia di massa degli adulti disabili, che condusse alla morte circa 70.000 cittadini tedeschi, iniziò solo nel 1939, per interrompersi poi, ma solo formalmente, su pressione dell’opinione pubblica e delle Chiese, nell’agosto del 1941. Con l’estendersi dei fronti di guerra, lo sterminio dei disabili non risparmiò certo i Paesi occupati, con drammatici strascichi anche in Italia, come testimonia la deportazione dei disabili ebrei internati negli ospedali psichiatrici di Venezia, deportati ad Auschwitz-Birkenau.

 

Lo sterminio dei disabili

Lo sterminio dei disabili, non fu solo la parte scura e misconosciuta dell’olocausto. L’eliminazione sistematica di più di settantamila disabili da parte del Terzo Reich fu la fase iniziale della Shoah, una sorta di macabra prova generale di quello che sarebbe poi accaduto ad ebrei e zingari. La presa di potere da parte dei nazisti, il 30 Gennaio 1933, pose le condizioni per una politica di depurazione e soppressione a difesa della razza. La Germania di Hitler fu dunque il terreno di coltura dove queste teorie prosperarono e si attuarono. Le prime vittime furono i disabili. Le tecniche di annientamento, attraverso i vari stadi dell’ostracismo, internamento, deportazione ed eliminazione fisica, furono prima provate su portatori di handicap fisici e mentali per essere poi essere attuati su larga scala. Il 14 Luglio 1933, a pochi mesi dalla presa di potere, Hitler emanò la famosa legge sulla sterilizzazione, che entrò in vigore per tutto il Reich solo il 25 Luglio dello stesso anno, per motivi politici. L’attuazione della campagna contro i disabili, si avvalse anche di una serie di regolamenti emanati su base regionale cui fece seguito, il 18 Ottobre 1935, la legge sulla salute coniugale, che impediva i matrimoni e la procreazione tra persone disabili, favorendo una serie di pratiche abortiste. Le pratiche di sterilizzazione venivano inoltrate dai singoli ospedali ad una specifica commissione territoriale composta da medici e membri del Partito, che ne vagliava la positività,  le donne erano in maggioranza rispetto agli uomini e le pratiche di sterilizzazione erano improntate più ad un criterio di utilità sociale che ad una vera e propria difesa della razza.

 

I disabili e la guerra

Con l’estendersi dei fronti di guerra e la formale chiusura dei principali centri di uccisione, lo sterminio dei disabili del Reich continuò sotto varie forme, mentre la campagna di annientamento delle persone disabili nei Paesi occupati, le inglobò nell’universo concentrazionario dei lager, spedendoli soprattutto nei campi di sterminio dell’Europa orientale. Mentre nell’Europa orientale si procedeva alle gasazioni di massa di ebrei, zingari e oppositori politici, i disabili appartenenti al Reich germanico, venivano eliminati in gran segreto negli ospedali, spesso, si ricorreva a barbiturici o iniezioni letali, costringendo gli infermieri renitenti, sotto minaccia di morte. Diversa sorte toccò invece ai disabili dei Paesi occupati che, spesso per motivi politici o razziali, dopo un breve periodo d’internamento, venivano deportati nei campi di sterminio e, in quanto ritenuti inabili al lavoro o troppo deboli, erano tra i primi ad essere soppressi, appena scesi dai convogli. Ciò nonostante si hanno notizie, seppur frammentarie, di disabili sopravvissuti ad Auschwitz-Birkenau.

La deportazione dei disabili ebrei

Nell’ambito del processo di Norimberga Viktor Brack affermò sotto giuramento che nessun disabile ebreo fosse stato internato nei campi di uccisione nell’attuazione del piano di eutanasia delle persone disabili, dello stesso furono le testimonianze di Karl Brandt e dei medici che avevano operativamente partecipato al T4. Per rincarare la dose si disse anche che ai disabili ebrei non era dovuta quella "morte compassionevole (la gasazione), riservata ai disabili tedeschi. I disabili ebrei furono inclusi nel programma di eutanasia, fin dall’inizio: prima come singoli e poi non più solo in quanto disabili, ma come appartenenti al gruppo etnico ostracizzato e perseguitato. Secondo le statistiche più aggiornate, nell’ambito del programma di eutanasia, vennero assassinati nel corso del 1940, dai 4.000 ai 5.000 disabili ebrei. La persecuzione dei disabili ebrei si svolse esattamente sulla falsa di quanto era avvenuto per gli disabili tedeschi. 

La persecuzione di massa nei confronti dei disabili ebrei e la loro integrazione nel programma di eutanasia come gruppo etnico, non più solo come disabili, avvenne a partire dal 15 aprile 1940. I campi di concentramento furono pensati e strutturati sul modello preesistente dei campi di uccisione per disabili. Gran parte del personale del T4, rimasto disoccupato dopo la chiusura dei centri di uccisione, venne massicciamente impiegato nella soluzione finale. Anche l’Italia pagò il suo prezzo, anche l’Italia ebbe le sue vittime tra i disabili. Le vittime italiane, furono soprattutto ebrei, destinati alla deportazione verso Auschwitz, che non fecero neanche in tempo a scendere dai convogli. Nella maggior parte dei casi infatti vennero uccisi subito dopo il loro arrivo al campo.

 

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